Risurrezione, poesie terrene

Nel 1901, von Kupffer tenterà di affermarsi quale poeta con «Auferstehung» irdische Gedichte. (Resurrezione, poesie terrene). Dedicato a sua madre, al motto di Pindaro «diventa, ciò che sei!» ed un’amara citazione dalla sua «Doppelliebe» (1901, novelle dall’Estonia), nella prefazione («un po’ di prosa») Elisàr quasi si scusa, ben sapendo di andare incontro a molte critiche nel dare il suo contributo ad un popolo dove tutti si sentono poeti.

«E quasi un romanzo con molta umanità dall'inizio di sei anni or sono e la fine ancora nel firmamento. Sfogliandone le pagine potresti farti una pessima idea del povero eroe. Ma confidando in un lettore corretto, posso sperare che lo legga o compiutamente o niente affatto. Come ogni protagonista di un racconto, anche il mio subisce cambiamenti dettati dalla vita, fin anche troppo umani. Figli della mia vita, meglio o peggio di me, lascio al lettore il giudizio. Se non ti piaccio, chiudi il libro e se per caso non lo hai preso in prestito, vendicati con un nemico e fanne un regalo affinché lo legga.»

La raccolta di versi termina con un capitolo dal titolo significativo di «Streitbares» (Discutibile) dove vengono affrontate alcune tematiche «calde». Dalla definizione dei moderni mestieri scientifici quali il fisico, l'astronomo, il medico o il giornalista non manca di definire anche un vivente. La bellezza fuorilegge (quella del terzo sesso propagata dal WhK) tanto di moda a Berlino riceve la sua staffilata in versi. Dopo essersela presa con la gente di teatro ed i politici, termina con un'imprecazione a chi non vuole o non è in grado di scrivere il suo nome Élisàr, visto che non ha nulla a che fare con Elisa e le donnette! Il volume avrà una seconda edizione nel 1903, seguita da una terza edizione dal Klaristischer Verlag.

Muto amore

Quando ci incontriamo
calorosamente mi guardi
a benedire l'amore
l'amore onnipossente –

sopra baratri
brillanti ponti
e malevoli peccati
scioglie dalla nostra vita.

Turgide labbra  tremanti
quasi fosse tutto manifesto,
credo, una tempesta
quanto l'aria è tenuta.

Nei tuoi occhi si annida
una solare allegria
nascosta dalle tue ciglia
brace coperta da cenere.

Incontrandoci, soli
mi guardi con affetto
Vieni, benediciamo l'amore
l'amore onnipotente!

A chi la felicità appartiene …

Meravigliosa gioia
al petto
o con estremo piacere
alle guancie!

Quando innumerevoli baci
chiudono la bocca alle domande
Il cuore, libero da preoccupazioni,
gode dell'istante!

Il mondo pieno di sole
noi quali divinità
liberi da angoscie e contrizioni
l'attimo ci arricchisce!

La gioia tra le tue braccia
poterla baciare
un giorno di vita umana
dovessi anche morire.

Il mondo

Il mondo ai tuoi piedi,
piccolo mondo dai grandi crucci,
presi dalle paure,
torvo destino da espiare.

Qui giace il mondo
Piccolo mondo di grandi  gioie
ciecamente ne sprechiamo i tesori
che ci rendono felici.

Qui giace il mondo, così volentieri
desideroso stringo al cuore
alla sua gloria mi appoggio
vicino all'uomo, lontono dai monti.

Cresca in eterno,
Con le sue gioie, i suoi dolori!
Non voglio rinunciare ad ora alcuna
di questi vivaci destini.

Lacrime di sole

Conti le lacrime, cuore ammalato,
dei tuoi crucci, i ricchi fiori?
Che piangi? Che uno scherzo.
Che lamenti? Rabbiose le tempeste!

Conti tuoi dolori? Fanne
gioiosamente una corona dei morti.
Ascolta! dei tuoi dolor la melodia;
scusa dopo scusa, presto il tutto tace.

Nelle tue lacrime si riflette il sole
Bella luce. Illumina il cuore!
Notte giunge, quando stanco è l'occhio.
Cuore malato, conti i tuoi dolori.

Traduzione Bruno Ferrini