Elisarion > opera letteraria > Bibliografia di Elisàr von Kupffer > Fuoco all'Est

Fuoco all'Est (Feuer im Osten)

Scene drammatiche della rivoluzione Russo-Baltica in tre atti

 

Probabilmente del 1905 il dramma di Elisàr von Kupffer (Fuoco all'Est). La data la si deduce dalla dedica al compagno nella lotta contro il «caos del non personale» Dr. Eduard von Mayer autore di «Lebensgesetze der Kultur» Halle, Niemeyer, pp. 396, 1904. Scene drammatiche in tre atti dalla rivoluzione Russo-Baltica, al motto di Caveat consules … mai troveranno una rappresentazione. L'autore, anche in questa pubblicazione, nella sua vivace introduzione tiene a precisare molte cose. Dettagliate indicazioni alla regia completano il prologo. Finale pomposo …

Il dramma consta di tre atti suddivisi in 10, 14 e 11 scene rispettivamente, si svolge alla fine di luglio 1905, in una zona di frontiera tra Estonia e Livland (Lettonia). Pubblicato nel 1908, l'opera scenica tematizza le confuse vicende politiche e sociali in Estonia a seguito della guerra russo-giapponese (1904–1905) della successiva rivoluzione russa (1905–1907).

Dalla prefazione dell'autore

Dedicato al compagno
nella lotta contro il caos dell'impersonale,
il Dr. Eduard von Mayer.

Per la prima volta si presenta al grande pubblico l'ambiente dell'Estonia, il paese più settentrionale del Baltico. Pertanto, nel primo Atto, si rappresenteranno dettagli che possono essere omessi se la regia li riterrà come ovvii al proprio pubblico. Piccoli litigi prodromi di una rivoluzione. La vicenda rappresenta una storicamente autentica situazione caotica, contrariamente alla rivoluzione francese, senza un particolare eroe. Nessun eroe, ma martiri quali i personaggi di Linda ed il barone Friedrich. Il personaggio dell'ispiratore della som­mossa, fratello di Linda, non è romanzesco, ma rappresenta volutamente i conflitti nei sentimenti delle persone imman­cabil­mente coinvolte dalle piccole dimensioni del paese. Nella vita tutto sembra succedere per caso, altrettanto che nell'arte. Pensiamo ad una Iphigenie auf Aulis di Goethe con l'arrivo di Oreste o a Romeo e Giulietta di Shakespeare con le famiglie inimicate ed il tardivo risveglio di Giulietta. Non sarebbero, altrimenti, tragedie! La mancanza di percezione dello spet­ta­tore non dev'essere sempre colpa dell'autore. Nel nostro mondo della realtà tedesca trovano adeguato posto le più stupide tragedie.

Scene dal dramma

Atto I, Scena 6:

Linda: La prego, Signor von Bergedorff! Signor barone!

Körling: In nome di Dio! Non vorrà per caso litigare?

Baronessa Ring: Che c’è? Mio marito è agitato.

Friedrich: Una piccola discussione di principio.

Baronessa Ring rivolta ai due Signori: Niente stupidate. Abbiamo abbastanza gabole. Mio marito spesso non sa quel che dice. È il suo modo di scherzare.

Bergedorff: Signora, scherzi perlomeno ridicoli.

Dottore: L’affabile cuore del barone si perde facilmente in chiacchere.

Barone Douglas leggermente ironico: Vostro marito non ha a suo tempo ricevuto una onorificenza, per les honneurs al governatore?

Baronessa Ring: Nella nostra società, un piccolo ordine di Stanislao! ride sprezzante Che ce ne facciamo, affatto, di onorificenze!

Signora da Himmelstjerna conciliante: È pur sempre un premio.

Baronessa Ring: Ci sono uomini molto abili senza onorificenze e non ne abbisognano. Guardate il nostro dottore! Invecchiato al servizio dell’umanità, e nessuno gli ha fatto avere una onorificenza. Per cosa! Ed anche l’eccellenza cavalleresca indica il barone Douglas non ne ha!

Il Consigliere di Stato agitato: Signora baronessa, ma vuole negare allo stato il diritto di riconoscere i servizi dei suoi sudditi?

Baronessa Ring: Affatto, Signor Consigliere di Stato. Ma se non siamo soddisfatti delle nostre azioni, tanto meno lo possono fare le onorificenze.

Dottore: Ha ragione la Signora baronessa. Apprezzo, sopra ogni cosa, la libertà.

Generale: Eh si, Signor dottore, sempre stato il rosso tra di noi.

Linda a Nicolai: È vero che è stato richiamato dall’armata della Siberia?

Nicolai: Si Signora.

Baronessa alla Signora Himmelsijerna: Nessuna notizia di vostro figlio?

Cameriere ha nel frattempo portato diversi giornali.

Signora da Himmelstjerna: All’arrivo. Nel frattempo può anche essere anche morto.

Körling: Si consoli, non cade foglia che Dio non voglia.

Baronessa Ring alla baronessa: Vostro fratello è occupato. Barone Douglas! Nuove dalla guerra? Interessante il giornale livlandia di ciarlare?

Barone Douglas ripone il giornale: No, quello di San Pietroburgo. Brutte notizie.

Più persone: Che c’è, che dicono?

Generale: Andate perse altre navi?

Olga: Mio Dio, una battaglia?

Barone Douglas: Non ancora, ma leggo qui dalla Lettonia: Grande sciopero tra i lavoratori di Pernau.

Signora da Himmelstjerna: Ma diventa una cosa seria!

Barone Douglas: violenti agitazioni a Riga. I marinai di Libau si stanno ammutinando sorvola il giornale.

Baronessa: Nei nostri pacifici paesi baltici? Chi l’avrebbe creduto dieci anni fa!

Baron Douglas: Il capo della polizia di Wilma, assassinato.

Baronessa: Pazzesco! Pazzesco!

Barone Douglas: I lavoratori della distilleria di Unterpahlen hanno avuto delle pretese selvagge. Non andandoci incontro… leggendo Qui! Il Pastore a Laudohm è stato insultato da parecchia gente. Avrebbe portato una bandiera rosssa.

Signora da Himmelstjerna: Mio Dio, come andrà a finire!

Generale: Gentaglia questi lettoni nel Livland!

Baronessa: Pensa che i nostri estoni siano meglio?

Signora da Himmelstjerna sommessamente: Alessandra, ci sono orecchie di troppo.

Ninipu: Se hanno pretese giustificate, le si dovrebbero ascoltare. Sarebbe semplice e cristiano.

Körling: Certamente, caro confratello, ma non accettate l’indignazione?!

Ninipu: Indignazione, parola dura. La situazione della gente non è sempre la migliore. Anche le parole di nostro Signore salvatore sono state interpretate come indignazione.

Körling: Ma mio caro, caro confratello. Ma che ci ha a che fare il nostro Signore e salvatore! Ubbidisci ai tuoi sdeppur capricciosi superiori! disse l’apostolo Paolo.

Minipu: Paolo non è sempre in sintonia con il suo Signore. Il mio giogo è delicato, il mio peso lieve, disse Cristo, prendetevelo su di voi! E per Paolo è troppo pesante e contesta anche la nostra volontà.

Körling: O – o! Queste sono idee che la nostra chiesa luterana vuole sovvertire.

Il cameriere attraversa la sala, scambia alcune parole con il Signor von Bergedorff, sparendo subito dopo alla sua destra nella sala.

Minipu: Credo, Signor Pastore, il messaggio di Cristo abbia basi più solide di quanto lo siano i nostri fraseggi. Attendono a che vengano perfezionate.

Körling nervoso: Si, si, lei vede, Dio ci punisce in quanto abbiamo perso la vecchia via.

Minipu: Volete negare la divina custodia dei figli?

Körling violentemente: Siamo fondamentalmente dei peccatori! L’obbedienza è la nostra prima virtù: ubbidire contro le leggi divine, ubbidire contro l’autorità di Dio.

Minipu vivacemente: Prima di tutto obbedienti contro la nostra coscienza.

Körling: La coscienza è un flessibile guanto per la nostra mano lasciva.

Baronessa Ring: Ma Dio non dovrebbe parlare in noi stessi?

Bergedorff arriva eccitato dalla sala, richiamante il cameriere: I miei cavalli! Questi sono, Signor Pastore Ninipu, il risultato dei vostri sermoni. Avete fatto andare fuori di testa i contadini ed i lavoratori con le vostre prediche del giovine ricco. E questo sarebbe il vostro compito di curatore delle anime? Metterci contro il popolo bestia?!

Minipu irritato: Non la capisco, Signor von Bergedorff.

Bergedorff: Ma non avete predicato il comunismo a questa gente? Solo questo qui sarebbe un cristiano che condivide il tutto con gli altri? Tutto, fino all’ultimo copeco. Fossimo tutti uguali!

Minipu: Rimproveri al Salvatore! Non sono forse chiamato ad insegnare il verbo di Cristo?

Körling: Ah! confratello, ubriacare teste calde ignoranti!

Bergedorff: Certamente! Lei predica la ribellione contro le nostre condizioni d’ordine. maligno Incomincio da lei, Signor Pastore! con crescente eccitazione Incominci a regalare quanto possiede! Abita mille volte meglio nella vostra canonica che il contadino che coltiva patate nel suo piccolo campo. Non lo fa? Nella bibbia, scritto dagli apostoli ci stà: Andate a pieni nudi, con un bastone, e senza possedere tesori! Vostro padre era un cuoco, ma ho piuttosto l’impressione che assomigliate si più ai maledetti aristocrati che combattete!

Signora da Himmelstjerna mentre tutti sono in imbarazzata attesa: Signor von Bergedorff – la prego!

Bergedorff: Dobbiamo cantare come felici uccellini, quando il nido è messo a fuoco!

Baronessa: Che dice? Ma che è successo?

Bergedorff: Un messaggero a cavallo mi ha annunciato che in mia assenza è stata messo a fuoco il mio fienile nel quale avevo appena finito di riporvi il mio fieno. So che me l’hanno attaccato! Lo avevano tagliato sul mio prato! Naturalmente ho portato il fieno al mio fienile. Già l’anno scorso lo avevano appiccato nel mio fienile. Ma non l’ho potuto dimostrare. Ora so chi sono stati i briganti!

Körling: O, o che situazione in cui si trova! a Ninipu Mio caro Confratello, dovete parlare alla coscienza della gente, ma seriamente!

Minipu: Non vorrete affermare che abbia sobillato la gente!

Linda: No, Signor Pastore, chi lo crederebbe!

Baronessa Ring: Io sicuramente no.

Minipu: La ringrazio.

Bergedorff: Bisogna far succedere qualche cosa. Non si può continuare così. Da quando il governo ci ha strappato dalle mani la giurisdizione, si sta gonfiando la cresta a questa gente.

Il Consigliere di Stato si alza.

Bergedorff: Si hanno sobillato gli Estoni contro noi Tedeschi. Sì, Signor Consigliere di Stato. Il governo adesso la paga. Non si può governare il mondo dal Sinai. Il popolo deve avere un’autorità nelle vicinanze.

Il Consigliere di Stato eccitato: Il governo deve saper provare qualche cosa.

Bergedorff: Certamente, avevamo più ordine che in tutto il Regno. I nostri contadini erano liberi un mezzo secolo prima di quelli russi. Leggere e scrivere, da noi dieci volte di più. La gente è ubriaca, che vogliono ancora! Bei risultati! Ma ora diventa indispensabile di agire ener­gi­ca­mente. Altrimenti i maiali pascoleranno nei nostri orti.

Baronessa: Qui ci vuole energia, affinché il cattivo esempio non diventi contagioso.

Bergedorff: Certamente, bisogna sapersi liberare dalle erbacce. Si Signor consigliere di stato, altrimenti finirà come la zizzania sui nostri campi, soffocando il giovine seminato. più verso Minipu Questa gialla erbaccia invidiosa, abbaglia anche al sole.

Signora da Himmelstjerna: Cosa ci resterà, alla fine!

Bergedorff: Resistenza all’estremo. La debolezza incoraggia le bestie. Tenere assieme e rifiutare su tutta la linea. Severa condanna di ogni azione illegale!

Baronessa Ring: Così non renderemo che inferocito il popolo. Dobbiamo considerare anche la psiche delle persone. Ventiquattro anni or sono ho avuto un’avventura. Con mio padre eravamo a caccia. Era inverno. Al rientro, attorno alla nostra slitta si riunì un branco di lupi. Mio padre caricò la sua carabina. Uno, due, tre. Gli animali finirono nella neve. Ma gli altri del branco si precipitarono con raddoppiata furia su di noi. Da un momento all’altro poteva cadere un cavallo. Allora tirai fuori il nostro bottino di caccia e lo lanciai dietro la slitta. Gli animali affamati si precipitarono sulle nostre prede! Ce ne siamo allontanati. La scampammo.

Linda: Una storia orribile!

Baronessa Ring: Molto simile alle orde sfrenate della ribellione. Dobbiamo dare loro qualche cosa per i loro morsi, altrimenti li abbiamo per sempre al collo. Possiamo fare loro promesse. Loro vogliono promesse. A seconda del caso, dobbiamo patteggiare. Non è che poi si debbano mantenere tutte le promesse.

Minipu: Ma così, ecciterete la gente. Barone. Questo glielo predico. Speranze deluse inaridiscono i cuori, li induriscono.

Friedrich: Il Pastore ha ragione. Un gioco pericoloso. Se la gente ottiene che quanto ci viene estorto, anche per il loro bene, saranno convinti che ce l’abbiamo con loro. Al contrario dobbiamo essere noi dai quali nascono le migliorie. Le nostre genti devono avere la percezione che abbiano a che fare con amici che sono confrontati con le realtà del paese.

Linda: gli stringe la mano.

Baronessa Ring: Ben detto, barone Friedrich. Spesso non mi meraviglio, se i lavoratori mugugnano. Credete che sarei contenta se dovessi sempre e di continuo girare la stessa ruota! Un poco di gioia nella vita, la vuole ogni uomo.

Körling: Ma mia cara baronessa, il piacere non è l’unico obiettivo della nostra vita terrena.

Baronessa Ring: Stimato Pastore Körling, per formare la nostra anima necessitiamo di tempo e denaro. Senza partecipare alla gioia, l’uomo diventa cattivo. Per lei non è una gioia partecipare alla vita della sua comunità?

Körling: Beh, in effetti, naturalmente, cara baronessa.

Baronessa Ring: Particolarmente le fabbriche che auspichiamo sono una routine dello spirito. La costrizione al lavoro sospinge la gente ad ubriacarsi – alla Vodka! Ma chi non ha più molto da perdere, diventa nostro nemico. Io penserei difficilmente altra cosa.

Generale: Parlate un po’ da anarchico, Signora baronessa.

Baronessa Ring ride: Penso, dal momento che ho avuto tra i miei avi la regina Maria di Stuarda ed un re ungherese, che non debba temere simili rimproveri.

Bergedorff: Pertanto non possiamo far fronte a contadini ed operai che ci assalgono.

Baronessa: Tutt’altro! Le belle frasi vanno alla testa della gente. A Reval eseguono il «Gugliemo Tell».

Bergedorff: Il Schiller, per loro è unicamente rivolta!

Il Consigliere di Stato: Dimenticate che il nostro governo ha i mezzi per affrontare questa feccia. Motivo di preoccuparsi seriamente. Ma si verrà in vostro aiuto, se ciò sarà indispensabile.

Bergedorff: Quanto dovremo ancora aspettare! Chi ci restituerà i raccolti perduti?

Il Consigliere di Stato: Lo stato non può coprire danni privati.

Bergedorff: Li chiamate danni privati? È ribellione bella e buona!

Il consigliere di stato: Per quella ci sono i soldati.

Baron Douglas: Miei Signori! la situazione è critica. Ma con considerazione la possiamo dominare. Il contadino vede in noi ancora il padrone ancestrale.

Bergedorff con uno sguardo a Ninipu: Sì, dove non è stato altrimenti incitato, Signor Landrat.

Baron Douglas: Resta il fatto, che il governo ha tutto il suo da fare. Il diritto all’autodifesa ricade su di noi. Dobbiamo crearci una propria difesa.

Friedrich vivace: Avete ragione, barone. Chi richiama aiuti estranei, semina diffidenza. La gente se ne renderà conto –

Bergedorff: Rendersene conto? Ha! E dove andranno a finire?

Generale a Friedrich: Come và, con la ingrandita fabbrica di Vodka.

Friedrich fa una faccia indifferente.

Bergedorff: Fate attenzione! in ogni istante, i lavoratori cittadini possono associarsi.

Il cameriere appare

Gli ospiti ordinano successivamente i loro cavalli.

Bergedorff: Devo rientrare, altrimenti rischio il gallo rosso sul tetto. Ma avranno a che fare con me! alla vecchia baronessa Buona notte Signora! le bacia la mano. Poi a Linda, riflessiva Arrivederci giovane Signora! Su la testa! va attraverso la sala, all’entrata.

Baronessa: Dobbiamo andare anche noi, cara Signora von Kurküll. Che Dio protegga noi tutti a Linda e la vostra bambina!

Cameriere alla porta della sala i cavalli Kiwwipäh e Mannajöggi!

Barone e baronesssa Douglas accompagnati fuori da Linda.

Cameriere alla porta della sala: I cavalli Mooni, per i signori Ministri della Chiesa!

Baronessa a Ninipu: Nevvero, caro Pastore, sarete un pochino più prudente, in futuro?

Minipu: Gentile Signora, agirò in coscienza.

Barone, baronessa e Minipu si congedano.

Friedrich li accompagna fuori.

Cameriere: Arro e Heidemetz! esce.

Baronesssa alla Signora Himmelstjernaa: Ora è così sola nel maniero con sua figlia. Non proprio, ma da brivido.

Signora da Himmelstjerna: Si diventa apatici. Temo più nulla.

Körling: Siamo ovunque nelle mani di Dio.

Generale ed il suo figlio Nikolai, Signora da Himmelstjerna e sua figlia Olga escono dal salone.

Baronesssa li accompagna fuori.

Körling, Dottore e Consigliere di Stato restano.

Atto II, scena 5.

Siegmund: Desidera, Signor Barone?

Fiedrich: Siegmund. ho sentito cose poco amorevoli . La gente si lamenta. Le avrebbe picchiate.

Siegmund; Che dice, Signor Barone! la gente è sempre scontenta.

Friedrich: Non da sempre -

Siegmund: E come si dovrebbe cavarsela con questa gentaglia?

Friedrich: Cosa diavolo dice! No, no Siegmund, questo non gliela concedo. Questo non si può. In questi nostri tempi, affatto.

Siegmund: Ma sono un popolo mezzo primitivo! Altrimenti non c’è ordine.

Friedrich: Non faccia tanto l’europeo acculturato. Siegmund! Non siamo nel Kamerun, né sulle isole del Diavolo. Il Tedesco non ne ha bisogno. Vede, sono un nobiluomo di vecchio sangue tedesco, più autentico del suo mezzo Regno. Da seicento anni la mia famiglia è su suolo baltico, da dominatori. Io non picchio mai nessuna gente.

Siegmund: Diventa anche provocatorio. Signor Barone.

Friedrich ancor più alterato: La dannata alterigia culturale ci ha anche traviato ad errori. Ma non voglio darne ulteriore occasione. Si regoli di conseguenza, Siegmund! Chi mi danneggia, devo licenziarlo. Se ne vada!

Siegmund: Agli ordini, Signor barone esce sulla destra.

Friedrich lo segue subito a sinistra.

Giardiniere sta un istante da solo in scena, occupandosi di un angolo.

Linda entra da sinistra, un chiaro vestito estivo, porta il suo bambino, sulle braccia, completamente avvolto. Va alla banchina sotto la quercia.

Atto II, scena 12.

Linda: Ans!

Ans: Contenta la donna, a vedermi legato?

Linda: Vergognati! Mi rincresce che mi ci avete costretto.

Ans: La dovrete ripagare in piena regola.

Linda: Lascia perdere le brutte minacce. Ans! Ho veramnete buone intenzioni nei tuoi confronti – con tutti voi.

Ans ride.

Linda: Perché ridi così da cattivo? Posso aiutarti, ragazzo!

Ans diventa attento

Linda: Sì, ma devi promettermi ..

Ans: Che vuole la Signora baronessa?

Linda: Vieni a processo. Pos sarai condannato. A vita. Non diventerai più un uomo ordinato. Sei ancora ancora giovine. Ans. Ti lasci indurre in errore. Ascoltami! Me lo prometti? Allora – allora ti lascio libero.

Ans: Presto, presto, Signora baronessa, Il padrone può di nuovo arrivare, Il vecchio giardiniere lusinghiero la donna mi lascia libero. Donna d’oro!

Linda: Ora sei piccolo. Ans.Vedi che ti piace la libertà. Ti spiace, quello che hai combinato? Non vuoi più stare dalla parte degli altri? Vuoi dire loro che sono ingiusti? Me lo prometti, Ans?

Ans: Quanto vuole la Signora. Donna d’oro!

Linda: Ma il tuo cuore crede quanto la tua lingua mi racconta?

Ans: Certo, sì Signora baronessa liberatemi in fretta! Ah, donna d’oro!

Linda: Per amore del tuo popolo – per amore di tua madre. Ans! Manterrai la parola?

Ans Impaurito, vivace: Certo che sì, Signora baronessa!

Linda: sforzandosi di liberarlo dai lacci.

Ans: Ah, non funziona! il giardiniere del diavolo mi ha legato troppo stretto.

Linda: Non bestemmiare. Ans! Ce la faremo. Si piega su di un coltello che era caduto da Ans, al momento della cattura.

Walgus trova la via dietro l’angolo, proprio in quel momento, e taglia frettolosamente con il suo coltello la corda.

Ans scompare immediatamente dietro l’angolo,

Linda guarda immobile: Walgus, lasciando cadere il coltello: Voi, voi qui?

Walgus: Dovevo star qui tranquillamente a guardare? Da ieri, giro preoccupato per casa. Come vengo dal campo, sento uno sparo, vedo fuggire tre compari. Uno sparo! Mio Dio, siamo già a tanto?

Linda: Da quanto in qua Jann Walgus si preoccupa di noi?

Walgus: Se uno della gente fosse caduto! Sarebbe stato il segnale per una rivolta generale. Gli spiriti sono eccitati.

Linda: E ciò a che fare con l’opera – di mio fratello?

Walgus dapprima agitato: No, no! – Baronesssa – Linda! vor­reb­be dire di considerarmi troppo. Avrei fatto altrettanto poco quanto altri, se il popolo non fosse stato scontento, Linda – sorella mia non sai quanto mi sta a cuore il mio popolo – sorella mia che un caso fortunato ha portato in cima al potere! Mia sorella non ama più il proprio sangue. Sottolineando con passione, involontariamente parlando di tanto in tanto un rozzo tedesco. La baronessa di Kurküll disprezza il popolo rozzo ed ignorante. Ma chi forzò il nostro popolo a rimanere in questo baratro? Quale pugno ci volle tenere di proposito in questa oscurità, nella merda di semi­sel­vaggi? Gli amici. i compagni della baronessa di Kurküll – di mia sorella!

Linda: Smettila, fratello! Mi fai torto, Johannes.

Walgus: Disprezzi il mio nome Jaan, in quanto nostro, il volgare Jaan Walgus?

Linda: No, Jaan. Non lo disprezzo

Walgus: Ho visto mia sorella completare un’opera di libe­ra­zione al suo popolo. Dovevo esserle d’aiuto! Prorompendo Linda! Hai visto come il nostro popolo vive nelle capanne? Hai mai notato come ci guardavano dall’alto? Il tuo sangue non si è mai indignato, allorquando sentivi parlare di popolino? Avevi tre anni, allorquando ti ha preso il consigliere. Non ricordi l’ospizio dove morì nostra madre? Non ricordi più che tuo padre era un lavoratore? Uno sbevazzato, si diceva. Povertà e rudezza della loro vita portava molti al bere.

Linda: Non posso più sentire!

Walgus: Posso pensare che tutto ciò risuoni duramente alle tue orecchie. Ma deve rimanere per sempre così?

Linda: Ma che vuoi? Non puoi mica fare diventare tutti assieme padroni e possidenti? Questo non può funzionare.

Walgus: Perché il nostro popolo dev’essere sempre escluso? Il contadino russo ha se non altro un padrone russo.

Linda: Miglior Jaan, il contadino russo stà peggio dei nostri. Il padrone russo non è uomo delle terre. Non vive il mio uomo sul suolo e tra le sue genti? Non ci lavora, giorno dopo giorno? Va sui campi, ispeziona tutto, pensa come si possano creare nuove fonti di acquisto. Gli fai torto. Con tutto il paese in guerra, sfruttate le agitazioni per azioni ingiuste.

Walgus: Dobbiamo aspettare che il pugno sia nuovamente armato sopra di noi? Scontentezza domina in tutto il Regno.

Linda: Altrove, molto di più. Da noi non sono ancora state lanciate bombe. Dobbiamo arrivarci?

Walgus: Avevi un compito. Convinci il tuo uomo che i padroni ci vengano incontro! Non avere paura, Linda che la mia parentela ti diventi un peso. Pochi ne sanno. E loro taceranno.

Linda: Tu mi disprezzi, Jaan.

Walgus: Potrebbe giungere il pomento in cui ti sarà utile avere un fratello tra la la gente comune.

Linda: Non parlare così. Pensi che sarei così pusillanime da odiarmi la propria origine? Pensi questo?

Walgus un po’ sospettoso: Non ci conosciamo.

Linda, ferita, rabbrividendo: Penso a quale odio traspare dalle tue parole. Calorosa. Fratello, convinci la gente ad essere ragionevoli. Loro ti ascoltano!

Walguss: E chi lo sa!;

Linda: Vuoi aspettare fin quando sarà troppo tardi? La situazione si rappacificherà.

Walgus buio: Lo credi?

Linda: Lasciamoci fare tutto quanto possiamo! Promettimelo! Ascolta. La porta! Se – ora…

Walgus amaro: Capisco…

Linda riluttante: Questione di metterla adeguatamente!

Consigliere di Stato appare a sinistra sulla veranda.

Linda: Il mio padre adottivo!

Walgus torna al pertugio da cui era venuto.

Linda frettolosamente: No, alla porta! No voglio che tu qui ti comporti come se fossi un ladro! Gli porge la mano, che lui le afferra con fermezza.

Walgus la guarda ostentatamente negli occhi.

Linda: Dove ti posso trovare?

Walgus mosso: Sorella! Se ci sono ancora, a Heidmetz. Addio!

Linda chiude il cancello, opaco: Addio!

Walgus esce.

Linda richiude.

Consigliere di Stato entra nel giardino. Colpi di tosse, come se avesse qualche cosa in gola.

Atto III, scena 6.

Baronessa: O bambino, bambino!

Tutti entrano nella veranda

Baronessa: Il Signor von Bergedorff!

Bergedorff bacia la mano e saluta gli altri due Signori.

Baronessa: Pensate, vengo dalla tomba di mio marito. L’hanno profanata, derubata!

Bergedorff sprezzante a Friedrich: Qui abbiamo la vostra gente!

Linda, in luogo di suo marito: Di brutti, ce ne sono ovunque.

Friedrich prende il mantello di sua madre.

Baronessa, più a suo figlio: Ordino ancora oggi una nuova corona. Il giardiniere porterà dei nuovi fiori. Inoltre ci faccio mettere una guardia, fintanto che non regna nuova­mente ordine. A Bergedorff: E voi, come state?

Tutti si siedono.

Bergedorff: Nient’altro. È già abbastanza.

Baronessa, guardando l’orologio: Si è già fatto un po’ tardi. Ma non volete gradire con noi una tazza di tè, caro Berge­dorff?

Bergedorff: Con piacere, Signora baronessa.

Baronessa a Linda: Non dovrebbe essere già tutto pronto?

Linda si alza e suona ad un campanello.

Baronessa a Bergedorff: Ci troviamo nel bel mezzo della rivolta.

Bergedorff: Lo sappiamo.

Consigliere di Stato: I militari sono stati allertati. Arriveranno in ogni momento.

Bergedorff: Bravo, era ragionevole!

Cameriere entra.

Linda gli passa un ordine.

Cameriere esce prontamente.

Consigliere di Stato: L’ho appena nuovamente detto a mio cognato.

Bergedorff al Consigliere di Stato, Il barone von Kurküll crede ancor sempre nel buon senso di questa gente.

Baronessa: Il dottore lo abbiamo incontrato sulla strada. Notizie, novità da Arro?

Dottore: No. Stamattina sono stato a Jöggimäggi, dove c’é Aina ammalata.

Friedrich: Non starà poi così male. Barone Ring è sempre ansioso con i suoi bambini.

Cameriere arriva con un grande vassoio del tè, brocca dell’acqua, dolcini al burro ed allo zucchero, biscotti, ciotola con frutta e piattini.

Linda gli prende la tovaglia dal braccio, la stende sul tavolo a sinistra di dove siedono.

Cameriere dispone in ordine le cose e rientra in casa.

Linda versa ed offre.

Dottore: Lasci crescere il suo piccolo Bodo in luce ed aria. La paura a fronte di questi fattori vitali e salutari è quasi da medioevo.

Baronessa: Ha sempre una qualche piccola novità, Signor dottore.

Friedrich: Lei rappresenta, qui da noi, il progresso.

Bergedorff, colpi di tosse in segno di deprecazione: Hm – m.

Linda, riferendosi: Il té era troppo forte?

Bergedorff: No, no, gentile Signora. Posso sopportare questo e altro.

Sente un carro.

Linda soprassalta, malgrado cerchi sempre di celare la sua inquietudine interiore: I cavalli di Arro!

Baronessa: Dove si nasconde il Jürri!?

Linda esce.

Friedrich la segue.

Frau von Himmelstjerna sale le scale con loro, avvolta nel suo nero velo di crespo.

Tutti si alzano.

Baronessa le và incontro.

Atto III, scena 11 (finale).

Consigliere di Stato: Sì, sì, sì! Ve la faremo vedere!

Linda tra di sè: Dovevamo arrivare a tanto!

Bergedorff: Sarà una ottima lezione per loro.

Baronessa: Che devo ancora vedere ai miei giorni! In casa mia! Dove c’era la migliore delle convivenze!

Consigliere di Stato: minaccioso dalla finestra: Sì, venite pure, venite pure!

Walgus ha conquistato il suo posto sullo scalone e si rivolge alla massa: non potete seriamente aspettarvi che il signor barone vi consegni un suo capo!

Tödik: Non lo ha licenziato, come volevamo noi.

Walgus: A questo proposito, potete ancora trattare.

Tödik: Ha! Possiamo aspettare ancora a lungo!

Mart: Ho! Avranno modo di avere paura di noi!

Walgus: Vergognatevi, come vi siete comportati con il vecchio dottore!

Mart: Quello appartiene anche lui ai signori!

Jürri: Era lui lo spilorcio, non noi!

Mart: Che mi riassuma!

Tödik: E ci consegnino il capoccia!

Mart: È quanto pretendiamo. Siamo qui in tanti, lo possiamo!

Consigliere di Stato: dentro, a Bergedorff, riferendosi a Walgus che si stagliava nel cielo a nord, ancora chiaro: Questo è il capoingranaggio di tutto. E monta loro la testa!

Bergedorff: Un cotanto di giovine Estone!

Walgus alla gente di fuori: lasciatemi parlare al vostro posto con il Signore.

Mart sprezzante: Certo, questo lo vuoi tu. Ti vuoi fare bello davanti ai padroni. Pensi di essere ora anche tu un signore? He?

Walgus acceso: Ma che diritto di deridermi hai tu, stupidotto?!

Mart: Pensi di essere più intelligente per il fatto che ti vesti meglio e non sei più un lavoratore?!

Schafranoff nel mentre del battibecco, esce dalla casa salutato militarmente, seguito da cinque soldati mutamente postati alle finestre della veranda.

Baronessa a Schafranoff: Vuole più luce?

Schafranoff: Meglio così. Vediamo cosa capita là fuori.

Bergedorff a Schafranoff, indicando Walgus: Quello! Quello è il sobillatore della banda!

Linda si trova in uno Stato di estrema agitazione.

Mart fuori: Non ascoltatelo! Jan Walgus ci tradisce.

Tödik e Andre ancor più furiosi. Ah, demonio, via da qui! Si buttano su Walgus che sale lo scalone fino alla porta.

Dentro, si crede che Walgus voglia entrare.

Schafranoff ai soldati: Questo lo dobbiamo avere vivo! Prendetelo. Pronti con il fucile. Chiude in fretta la porta.

Due soldati afferrano Walgus e lo tirano dentro, gli altri pronti al fuoco. La gente resta di stucco quando credono di vedere divise, ritirandosi. Schafranoff chiude la porta. Mentre ordina i soldati, la massa fuori si ritira mormorante.

Jürri soffocato: Soldati?

Andre: Soldati!

La massa sparisce temporaneamente.

Schafranoff: Legatelo!

Walgus, viene legato ai polsi.

Schafranoff: Così. Attento!

Tre soldati si appostano nuovamente alle finestre, due ai lati di Walgus che si erge fieramente alla destra della veranda. L’ufficiale si trova di fronte a lui. A sinistra e davanti, la baronessa, Friedrich, il consigliere di Stato e Bergedorff – A sinistra, retrocessa, Linda tutta in febbricitante attenzione. Anche Friedrich è estremamente inquieto. Durante l’interrogatorio. lancia ripetutamente sguardi a Walgus accompagnati da un gesto della mano per fargli capire: per l’amor del cielo, non peggiori la vostra situazione!

Schafranoff: Come ti chiami?

Walgus: Jaan Walgus.

Schafranoff: Come osi sobillare la rivolta?

Walgus: Questo non l’ho fatto.

Schafranoff: Come, non l’hai fatto? Io stesso ho visto come ti sei messo al fronte a trascinare la banda!

Walgus: Non li ho sospinti, né condotti. Ti sbagli!

Schafranoff: Mi? Ma che ti gira, di darmi del tu?

Walgus: Pongo a Lei la stessa domanda.

Schafranoff: Di male in peggio! un sobillatore di popolo pretende di essere trattato da signore!

Walgus: Sono un uomo libero ed istruito.

Bergedorff si mette vivamente tra i due: Gente istruita non incita il popolo!

Walgus: Il mio scopo e compito sono l’istruzione del popolo. Non ho predicato indignazione violenta.

Consigliere di Stato: Ma erano idee ben pericolose, che ci avete proposto recentemente e al popolo rese più che appetibili.

Schafranoff: Si definisce un uomo istruito. Lei sa che viviamo in una situazione che rende questi discorsi e comportamenti doppiamente pericolosi. Abbiamo ricevuto direttive estremamente severe contro tali promotori di agitazioni. Non la tratteremo con i guanti. Per quanto provocato dalla banda, le presenteremo il conto.

Walgus: Saprò prendermi le mie responsabilità. Non farete altro che irritare ulteriormente il popolo. L’ho avvisata.

Schafranoff: Queste minacce danneggiano solo Lei.

Friedrich, nervosamente rappacificatorio: Non la pensa come sembra dirlo – l’eccitazione – spinge ad espressioni un po’ crude.

Bergedorff: Ma i dati di fatto! a Schafranoff: Fategli un processo sommario!

Schafranoff calmo: Non rinuncerò ai miei doveri. Di più non posso e non voglio. La situazione è seria. La consegnerò al Tribunale di guerra di Riga.

Linda, spaventata, fa un passo in avanti a destra: Tribunale di guerra? Ma – faccia prima un’inchiesta – non può essere…

Friedrich: senza parole: No – penso…

Schafranoff a Linda: Signora baronessa, purtroppo devo agire secondo gli ordini impartitomi. Sono chiamato a indurre la calma. L’anima delle agitazioni dev’essere colpita per prima cosa.

Fuori, si sente di nuovo rumoreggiare. Nella veranda, alla fine dell’interrogatorio, è diventato buio. Nel lento crepuscolo, come si addice alle longitudini settentrionali.

Bergedorff: La banda sta tornando alla carica!

Schafranoff ai soldati: Attenti alle finestre!

I due soldati, ai fianchi di Walgus, si rivolgono alle finestre.

Linda si avvicina nell’ombra al fratello Walgus; nelle mani, un coltellino aperto.

Baronessa si sposta sulla destra, per meglio osservare cosa succede fuori.

Una bottiglia infrange rumorosamente un vetro.

Baronessa: si ritira impaurita: Mio Dio! La finestra è rotta!

Friedrich la sospinge via: Indietro, mamma!

Altra bottiglia dirompente.

Consigliere di Stato: Santo Nepomuk!

Schafranoff ai soldati: Prendete la mira, Alla prossima bottiglia, fuoco!

Walgus, cupo e pensoso, vicino alla porta.

Linda gli è molto appresso: durante le prossime parole, nella concitazione generale, gli taglia la corda ai polsi.

Consigliere di Stato a Schafranoff: Dapprima alcuni spari intimidatorii!

Schafranoff ai soldati: Sparate dapprima sopra le teste!

Una finestra e la porta vengono silenziosamente aperte.

I soldati sparano.

Walgus Fugge fuori

Bergedorff che se ne rende per primo conto e non ha nessun interesse a che venga salvato: L’uomo è fuori!

La massa riceve Walgus con urla.

Mart: A morte il traditore. Fatelo fuori!

Friedrich inorridito: Ora anche lo ammazzano!

Linda: Mio fratello! Si precipita fuori, istintivamente, per salvarlo.

In quell’istante, arrivano un paio di bottiglie e rintronano gli spari, ordinati ai soldati.

Friedrich si precipita verso sua moglie

Consigliere di Stato fuori di sè: Linda!

Schafranoff ordina ai soldati : Halt!

Soldato Fsje ubjeshali, wasche blagorodije! (tutti sono fuggiti, bennato)

Profondo silenzio sulla scena.

Schafranoff esce.

Friedrich, Schafranoff ed il ragazzotto Ans tornano, portando Linda.

Ans sommesso: Povera Signora baronessa!

Baronessa: Che c’è?

Cameriere entra con un candeliere acceso, venendo dalla casa.

Baronessa: Mio Dio!

Consigliere di Stato: crolla, distrutto, su una sedia.

Friedrich con gesto di mano in difesa, cupo: Ssss … ilenzio!…

Mentre si china su Linda, cade il sipario.

Traduzione Bruno Ferrini

Dramma pubblicato nel 1908

Sinossi

La trama del primo atto apre su una festa di battesimo nella cavalleresca magione tedesca. Il padrone, Friedrich barone di Kurküll, possidente terriero ed industriale è proprietario di una redditizia fabbrica di Vodka. La situazione politica viene descritta dai vari punti vista personali. Nel loro snobismo sociale, i festaioli ridono su contadini, servi e lavoratori Estoni; causa del loro male, il bere. Una delegazione di lavoratori della fabbrica viene dal padrone di casa a lamentarsi di un sopraintendente della fabbrica. Portavoce del gruppo, il maestro delle elementari Jaan Walgus; il motivo della lamentela: il sopraintendente, Siegmund un tedesco del Reich, al più piccolo sgarro, usa violenza nei confronti degli operai. Si minaccia lo sciopero, qualora non fosse licenziato. Nel corso delle trattative si viene a sapere che Linda, moglie del padrone, da bambina e orfana di entrambi i genitori, venne adottata dal consigliere di stato russo Schnitter e la sorella del maestro.

Nel secondo atto i servi, i contadini e lavoratori di uniscono a discutere avvenimenti e condizioni di altrove; discutono le pretese contro i loro padroni: licenziamento del capofabbrica, migliori salari, il diritto di fare legna nei boschi, la riassunzione dei capi della rivolta. Il proprietario della fabbrica biasima il capo manesco ma non lo licenzia; una donna di servizio, avendo dimostrato simpatia per le pretese della gente, viene licenziata. Anche gli inquilini e l'oste si fanno avanti nei confronti dei proprietari. Giovanotti del paese si aggirano nei giardini dei proprietari e decidono di danneggiarne le rose; uno di essi viene sorpreso; Linda, moglie del proprietario, considera il fatto una stupida ragazzata sotto l'influsso di altri e  lo libera. Il Pastore e il dottore vengono insultati e umiliati, fienili incendiati, la tomba di un proprietario e la chiesa profanate.

Nel terzo atto, le vicende vengono discusse nella casa del proprietario: tutti ne sono colpiti e preoccupati.  Intervento dell'esercito; una compagnia di soldati russi presidia la casa del proprietario; la folla fa altrettanto, a supporto delle proprie pretese. Il maestro tenta una moderazione e viene accusato, da ambo le parti, di tradimento. Linda tenta di salvare suo fratello; giunti al confronto, si usano le armi; nella confusione dell'oscurità viene colpita a morte.

Personaggi ed interpreti

Friederike, Baronessa da Kurküll, nata Nobildonna da Brunar a Brunau
Friedrich, Barone di Kurküll, a Kurküll e Resna, loro figlio
Linda, sua moglie
Fjodor Karlowitsch Schnitter, Consigliere di Stato imperiale russo, suo padre adottivo
Franz Körling, Pastore a St. Georgen
Heinrich Ninipu, Pastore a Moon
Dottore Adolf di Traenck, a Jootma
di Bergedorff, a Mäggimois
Barone Ring di Ringgenberg, a Wannajöggi
Baronessa Ring, nata Contessa Drachenstein
Signora da Himmelstjerna, nata Lindenhaupt, a Arro
Olga, sua figlia
di Lindenhaupt, a Heidemetz, Eccellenza, Generale russo fuori servizio
Nikolai, suo figlio
Barone Douglas, a Kiwwipäh, Eccellenza, Consiglio dei Cavalieri estonia
Baronessa Alexandra Douglas, sua sorella
Pjotr Jwanowitsch Schafranoff, Primo tenente russo
Turmann, fattore di Kurküll
Siegmund, mastro d'alambicco nella fabbrica di Vodka, tedesco del Reich
Il vecchio Mars, giardiniere personale del palazzo Kurküll
Lisa, bambinaia
Jürri, cameriere
Jaan Walgus, insegnante
Oste a Leppo
Appaltatore a Koka
Sfepp, fabbro del paese
Ans, suo figlio
Puhsepp, carpentiere
Tönno, servitore nella tenuta
La vecchia Elz, sua madre
Mart, figlio di Tönno lavoratori nella fabbrica di Vodka
Tödik
Rachul
Maria, contadina
Jürri servi
Wachtrick
Un soldato
Un contadino
Una donnaccia
Soldati, contadini, lavoratori

Fuoco all'Est, titolo, prefazione, attori, didascalie PDF (tedesco)

Fuoco all'Est, Atto I PDF (tedesco)

Fuoco all'Est, Atto II PDF (tedesco)

Fuoco all'Est, Atto III PDF (tedesco)