Elisarion > opera letteraria > Bibliografia di Elisàr von Kupffer > Doppio amore

Doppio amore – Novelle dall’Estonia

Elisàr von Kupffer, 1901 / 1903

 

In sei novelle, Elisàr von Kupffer mostra come le persone nel loro amore devono spesso scegliere tra due persone o devono sopportare che la persona amata sia anche amata da qualcun altro. Presente anche una storia a sfondo omosessuale Il suo mistero dell'amore, che dovrebbe essere una delle prime nel mondo di lingua tedesca.

Nella sua autobiografia postuma Da una vera e propria vita, Elisàr von Kupffer descrive il suo divenire e il suo modo di guardare alla vita. L’autobiografia, scritta prima del 1920, è comp­le­tata par Eduard von Mayer da un capitolo La via dell’amore, scritto probabilmente intorno al 1940. Ritrae Elisàr von Kupffer, suoi «amori»: la sua relazione duratura con Eduard von Mayer, la sua «anima gemella» con le donne e la sua gestione entusiasta di giovani. Dice anche che non è omosessuale! Si può presumere che intenda uomini che hanno un forte sesso maschile-maschio, al contrario, vede nella sua infatuazione, il lato piuttosto erotico. Nel caso delle donne questo era probabilmente platonico, e nel caso della gioventù pro­ba­bil­mente la gioia delle imparziali reazioni infantili alle sue attenzioni di ogni tipo.

Il doppio amore può essere letto come un precursore del Clarismo, la liberazione dell’eros da tutti i vincoli sociali della sua gioventù e la vita evangelica rigorosa dei suoi genitori.

Il giglio bianco – Die weisse Lilie

Kein Hymnus flutet

fürs grosse Herz,

Das still verblutet

Am kleinen Schmerz.

 

Nessun inno per il cuore anche più grande, afflitto da piccoli dolori.

Elisàr von Kupffer: «Leben und Lieben»

 

Sinossi: Walter, un anziano racconta la sua storia, quella del suo grande amore per Lily e le vicende con la baronessa Cornelia, sorella del padrone per cui Walter lavorava come amministratore dei beni. Cornelia, donna sola, ha a che fare con Friedrich Walter, marito di Lily non disposto a dividere con altri il suo amore. I sentimenti di Cornelia per Friedrich si trasformeranno fino a concludersi con la nemesi e l'ultimo perdono di Lily.

PDF dell originale tedesco

Arma e Ssilma – Arma und Ssilma

Was dem Leben dient, ist gut; was aber

das Leben hasst und mindert, ist böse.

 

Bene, quanto mirato alla vita; male, quanto la odia e sminuisce.

Eduard von Mayer: Bücher Kains, IX.

 

Sinossi: Arma e Ssilma, due donne felici in un mondo ancora pagano. La loro vicenda si svolge nelle lande estoni, all'arrivo dei conquistatori cristiani. Arma decide di affiancare il suo uomo e padre, Ollemar che divideva con Ssilma, nel difendere con le armi le sue terre. Ai conquistati verrà concessa la grazia con il battesimo. A Ollemar, capo tribù, il doversi decidere di avere per moglie un'unica donna. Arma e Ssilma si trovarono inimicate da quel nuovo Dio a loro sconosciuto, sottoposte alla di Lui terribile vendetta, nel caso disub­bi­dis­sero ai suoi comandamenti. Arma dovrà abbandonare la sua patria a favore di Ssilma (scelta quale unica moglie cristiana di Ollemar), cercherà di convincere altrimenti il cavaliere Gerardo che non potrà restare indifferente alle tentazioni di questa donna pagana. Un pugnale guidato dalle mani di Arma, finirà nella schiena di Gerardo che troverà comunque la forza di strangolare Arma. Gli estoni si ribelleranno. Ollemar ritroverà Arma cadavere, ma un cavallo imbizzarrito lo colpirà a morte con un suo ferro. Un rogo vien preparato a pagane esequie dei due. Ssilma si immolerà accanto a loro. Le ceneri, racchiuse in un'urna di terracotta, verranno sotterrate in una collina. Con il tempo, le croci del cristianesimo rag­giun­ge­ranno le torri a scapito del paganesimo estone, e creeranno servi e padroni.

PDF dell originale tedesco

La dolce vendetta – Die süsse Rache

Siehe! die Klinge lässt sich biegen von

starker Hand; aber sie schnellt zurück und

erschlägt was ihren Weg kreuzt.

 

Attento! La lama si lascia piegare da forzuta mano, ma torna colpendo chi incrocia la sua via.

Eduard von Mayer: Bücher Kains IX

 

Sinossi: Giulia, figlia unica del fiero barone tedesco al castello di Rakwere e Hans Kerro povero figlio dell'amministratore di origine estone, compagni di gioco nella loro infanzia, quando tra bambini le differenze non esistevano in una società di esclusivamente nobili. Da giovani adulti, non più bambini né manco amici, continueranno a vedersi. Scambiato per uno stalliere da un ospite di Giulia, Hans non accetterà il ruolo e darà seguito ai propri sentimenti. Non era quello che si sentiva di essere, si sentiva libero che a metà, non era un nobile, lui. Poi farà, in segno di liberazione, innamorare Giulia. Una cavalcata dei due si rivelerà fatale …

PDF dell originale tedesco

Quando nevica – Wenn es schneit

… da erwacht wie ein süsser Kobold

die Regung der Sinne … denn das Leben

ist doch stärker als alle Unwahrheit der

Erziehung.

 

… si risveglia, quale diavoletto, il piacere dei sensi … la vita ha la meglio sulle menzogne dell'ammaestramento.

 

Sinossi: Madre, la signora Antony e Herta la figlia, di fronte a me al caldo di una casa accogliente, il figlioletto, una vera e propria peste sotto il tavolo, in un giorno di neve. Si parla di del più e del meno, ma anche di cose più importanti, quali i rapporti tra uomo e donna. I sentimenti verso l'una e l'altra, tutte e due. Alla fine del racconto, un coup de théatre con l'arrivo di Herbert …

PDF dell originale tedesco

Il suo mistero dell’amore – Sein Rätsel der Liebe

… la nature ne désavoue, ne répudie

rien de ce qui nos béatifie …

Georges Eekhoud: Escal-Vigor III. 1.

Honni soit qui mal y pense!

 

Sinossi: Una nobile residenza di campagna. Alfredo, un giovane piacente, incompreso da Edvige cui fa una discreta corte, non capito nella sua melanconica tristezza. Romano von Ribberg, un facoltoso personaggio che ci sapeva fare con le sue ammiratrici ma che aveva anche un fascino per Alfredo, ricambiato da fuggevoli sguardi dietro un aspetto che destava ben più che l'interesse di un Alfredo seppur geloso per il modo con cui Romano riusciva ad intrattenersi con Edvige e con le donne in generale. Romano aveva viaggiato molto in Italia e nell'Oriente, poi abbandonò la carriera diplomatica per dedicarsi alla storia dell'arte. Finalmente, ad una festa di compleanno di Edvige, i due si incontrano, passeggiano nel parco, si parlano, si spiegano nei loro rapporti con le donne, si affascinano vicendevolmente. Amicizia fatta. Romano invita Alfredo ad accompagnarlo nei suoi frequenti viaggi a Roma. Alfredo accetta, da innamorato felice …

Le danze erano terminate e Alfredo uscì sul balcone. La tiepida aria della notte estiva fu un balsamo dopo quella soffocante della sala. Sollevò il respiro, nella buia solitudine. Il suo cuore batteva forte e si sentiva terribilmente a disagio. Avrebbe vo­lu­to restare solo per il resto della serata. All'interno, ne avreb­bero sentito la mancanza? Non gli andava di chiacchierare in compagnia. Ma Romano? … Forse lo aveva dimenticato. Strano! Doveva pensare a lui …

Improvvisamente, una mano si posò sulla sua spalla.

«Non se l'è presa con me?»

Alfredo si rigirò e vide nell'ombra il viso di Romano. Un delicato raggio di luce sui biondi capelli di Alfredo e le sue guance arrossate.

«Pensavo si fosse offeso, all'idea che le stessi facendo concorrenza. Perdonatemi, se ne parlo apertamente … ma … Permette che ci parliamo amichevolmente?»

Alfredo, sorpreso e spiazzato, non trovò la risposta ade­guata.

«O ha dei sospetti nei miei confronti – Incattivito?»

«No – no», balbettò Alfredo e porse in amicizia la mano al suo interlocutore.

«Le assicuro che non ho nulla contro di Lei. Posso ras­si­cu­rar­mi che qualsiasi ombra tra di noi sia stata can­cel­lata?»

Alfred ebbe sempre più l'impressione che avesse giudicato male il suo supposto concorrente. Lasciò la propria mano in quella di Romano e tacque.

«Posso pertanto sperare che mi consideri suo amico? Anche se ci sono una decina di anni di differenza, se non di più, tra di noi, poco importa.»

«No, sicuramente … signor von …», ed ingoiò quasi comp­letamente il suo cognome. «La ringrazio, ma noi ci co­nos­cia­mo da un po’ di tempo – perché tante formalità? Chiamatemi semp­lice­mente Romano e mi permetta di contraccambiare chia­man­dola Alfredo.»

«Prego.»

«La vedo molto riservata, e devo dirle che avete pie­na­mente ragione. Non si può essere abbastanza prudenti nello scegliere le proprie amicizie.»

Queste parole resero ancor più perplesso Alfredo. Dap­pri­ma, questo offre la sua amicizia, poi gli fa notare quanto sia in generale pericoloso accettarla!

«Effettivamente, non ho mai avuto un amico.»

«Una parola quanto mai abusata», prontamente commentò Romano. «Ma non vogliamo, forse, fare un giro nei giardini? Magnifica serata, e poi qui possiamo venir disturbati ad ogni momento.»

«Volentieri.» Ad Alfredo andava bene così. Poi, molto meg­lio che rientrare. La passeggiata con quest’uomo inte­res­san­te aveva un suo particolare fascino ed era incuriosito. Scesero gli scalini per raggiungere gli scuri viali. Il fogliame delle querce vibrava senza farsi notare. Il cielo era sereno, allo Zenit e a Nord poche le stelle di prima grandezza. Ogni tanto, profonda e nascosta nel tappeto erboso, brillava una qualche lucciola.

«Ah, quanto bello sarebbe», con un sospiro, «bello, se la terra mantenesse a lungo questa stagione tutta un fiore! Se non fosse come qui da noi al Nord, dove tutto per molto tempo si raggela a neve e ghiaccio. Presto cadranno le foglie!»

«Mio caro, vede già sopraggiungere l’autunno, quand’è appena conclusa la primavera! Questa melancolia le fa del male.»

«Può essere, ma non è che le persone cambiano con le stagioni e la natura? Chi non vi ci si adatta, ne risente.»

«Certo, certamente … ma una parte della colpa ce la por­tia­mo appresso noi stessi. Siamo così ciechi a fronte della vita.»

«Cosa intende?», domandò Alfredo con vivo interesse, da dimenticare quasi il parquet, appena lasciato.

«L’uomo non coglie quanto la vita gli propone, quale che sia l'intenzione di quest'ultima, ma vuole sempre dare la caccia a cose che non gli appartengono, non senza poi lamentarsi se non le ottiene. Agiamo contro noi stessi, per lo più vi ci siamo costretti.»

«Per esempio?», Alfredo accentua il suo già vivo interesse.

«Nel migliore dei casi, riusciamo a comprendere il tutto tramite noi stessi, con noi stessi. Ma non so se posso permet­ter­mi di parlare così apertamente con Lei?»

«Oh, certamente!»

«Se me lo permettete esplicitamente.»

Il tono gentile e suadente fece pienamente centro in Al­fre­do. «Certamente: mi ero da tempo proposto di avere l'op­por­tu­ni­tà di conversare generosamente con Voi.»

«E mi avevate ritenuto un mostro.»

Rise euforico, alleggerito. «Alfredo, per quanto vi tocchi l'argomento, pensate proprio di amare Edvige?»

Se la luna che stava sorgendo avesse avuto una luce più intensa, Romano avrebbe potuto constatare il rossore che pervase Alfredo. Non poté che immaginarselo, sulla scorta di un suo fremere gli angoli della bocca.

«Lei sente il pervadere di quello che vien chiamato amore e non ritiene altro che debba amare la ragazza. Edvige è carina – certo … Ma fate poco, se non nulla, per raggiungere lo scopo dell’amore che è quello di venir ricambiati, facendoci a nostra volta amare.»

«Come mai?»

«Lei si aspetta che Edvige Le venga incontro. Ma quale ragazza lo fa! Può succedere, ma non alla lunga, senza che l'uo­mo, che ama la donna, non sia uomo per le altre donne. E – Voi? Rifuggite invece tutte le altre: Vi fissate su quell’unico ideale e volete venirne desiderato. Per esempio. Rifuggite la danza e la osservate con aria triste, spiacevole. Invece di fare la corte ad altre ragazze e verificare se la bene amata dimostri gelosia nei confronti delle altre, Vi mettete in disparte e las­cia­te perdere il ballo con le altre sperando che fortuna Vi sia amica. Le donne non sono che donne, questa è la loro unica colpa – L'avete detto proprio Voi che non amate la danza, il conseguimento, la fuga e la scelta … L’ho forse offesa? Devo tacere?»

«No, no», Alfredo frettolosamente e nervoso.

Romano sapeva quel che faceva. «Avete l'aria infelice – basta osservare i vostri occhi – si direbbe che avete da nas­con­de­re chissà quale profondo angoscia … Ma che avete?!»

«Ma in fin dei conti, non lo so nemmeno io perché debba essere così, perché sono fatto così! Ci faccio naturalmente la figura del babbeo.»

«Facile metterla in questo modo, caro Alfredo. Ma non cambia nulla, fintanto non ve ne rendete conto. Odiate le sdolcinature strategiche della donna che si lascia scegliere, farsi fare la corte, per poi potersi permettere di concedere le proposte ma anche di rifiutarle. Vi adombrate, non lo volete. Ma se qualcuno venisse da Voi e Vi pregasse od implorasse – beh, lo trovereste così disdicevole e spiacevole?»

Alfredo tace. Reclina il capo.

«Il vostro silenzio è anche una risposta. Quando questa sera avete soddisfatto la mia richiesta per accompagnarmi nel ballo con quell'altra, vi siete offeso?

«No–o…», sempre più inquieto.

«Le donne lo percepiscono, quando vi distanziate dalle loro seduzioni e pertanto vi lasciano perdere. Il giovanotto che evita di farsi avanti vien punito con la loro indifferenza. Può essere bello finché si vuole, amorevole, ma a lui preferiscono il brutto cavaliere. E chi ci soffre, siete Voi!»

Alfredo respirò profondamente. «Volete pertanto dire che sono belluino?»

«E questo Vi scoccerebbe, perché vi ci siete abituato. Las­cia­te­velo dire da un amico, da uno che conosce la vita.» Romano era pensieroso, si stava chiedendo come rivestire di parole quanto gli stava a cuore. Alfredo era decisamente sui carboni ardenti.

«Vi sono tra cielo e terra più cose che la nostra com­pe­ten­za possa sognarsi di sapere – sì, come potremmo saperlo, visto che la nostra società ci ha indottrinato in un cerchio di una cerchia chiusa in sé stessa, in un giro di ipocrisie.»

«Non volete dirmi quanto infantile e sciocco mi riteniate, quanto mi disprezzate.»

«In nessun momento! No, no, non dovete affatto pen­sar­lo!» Quasi appassionata, l’esternazione di Romano. «O donna – o uomo! Si suol dire, ma non è pertanto così. Come la natura mostra nei suoi stadi, dal regno vegetale a quello animale … Proprio in questi dintorni avete potuto osservare un piccolo fiore, negli acquitrini, che si chiude quando vi si appoggiano piccoli insetti, che poi uccide?»

«Sì.»

«Vede, anche nell'essere umano vi sono parecchi passaggi e transizioni. Quanto esternamente può apparire come se fosse un vegetale, una pianta, nelle sue esigenze si comporta come se fosse un animale. Quanto ci può apparire come maschile, ma nei propri sentimenti non esclusivamente quello che soli­ta­men­te vien definito così, ma è anche femminile.

Le gote di Alfredo si infuocano. Un fremito travolge le sue membra. La brezza notturna gli accarezza il capo scoperto. Qui e là, una macchia ed il chiarore della luna sorgente giunge ai tappeti erbosi delle aiuole fiorite.

«Avete una sollecitazione, un bisogno di Edvige, ma d'alt­ron­de vi è anche ugualmente lontana. Non è forse così?»

«Non saprei … Penso, credo …»

«Caro Alfredo … – quanto Le appare così strano, io lo co­nos­co bene, non ne parlo che per sentito dire, in modo ap­pros­si­ma­tivo. C’era un mondo, e tuttora esiste, nel quale l’in­com­pren­si­bile si unisce all’inconsueto. Volete essere de­si­de­rato, apprezzate la Vostra esteriorità, siete anche giovane … Ma tutto ciò rappresenta un desiderio donnesco, questo è quanto manca per rendervi felice.»

«Non riesco a sapere, che dovrei pensare di me!»

«Che siete un bel giovanotto che vuole essere apprezzato per le sue qualità, e che sente e percepisce così per sua natura, che l'ha fatto così.»

Quanto aveva torturato così lungamente Alfredo, im­prov­vi­sa­mente gli divenne comprensibile, seppur a lui ra­zio­nal­men­te estraneo: «Ma che ci posso fare! …»

«Proprio vero, Alfredo, non sareste né il primo né tanto meno l’ultimo che finisse male in questa così bella natura, in quanto perseguito dall’ignoranza. Tenuto all'oscuro, non ne avreste potuto godere la felicità in quanto la natura agisce cie­ca­mente e come lo ha fatto con Voi ed il Vostro modo di per­ce­pire, continuerà a farlo precludendovi la felicità. Un giorno, ve ne sareste comunque reso conto e trovato la via di scampo. Quante unioni furono una felicità spezzata!»

«E ora – ora! … Oh, quanto male mi sento!»

Erano giunti ad un pergolato, ai confini del giardino. Diet­ro, sullo sfondo, un campo e più lontano un bosco – tutto nel più profondo silenzio, nella penombra violacea di una luce giallastra; unicamente, una quaglia con il suo grido – Alfredo si precipita nel pergolato, si siede sulla banchetta e nasconde il suo viso tra le braccia, in un pianto dirotto. Per un momento, Romano rimase immobile e taciturno accanto a lui, poi allungò delicatamente la mano sul capo di Alfredo.

«Alfredo! Alfredo! Ma ascoltami!»

Nessuna risposta.

«Alfredo, non devi per questo renderti infelice – solo se tu lo vuoi … ma ascoltami! Devi farci un pensierino. Ti posso capire. Doveva succedere. Anch'io ho pessime esperienze dietro di me.»

Alfredo sentiva, ma ancora non dava segni.

«Se non senti, devo credere che tu mi rimproveri – mi stai odiando.»

«O, sto così male!»

«Ma questo non lo devi essere.» Si inchinò su di lui e sus­sur­rando gli disse: «Solamente se tu lo vorrai, Alfredo – ne ho i mezzi – quanto posso fare, è per te. Andiamo via da qua, se lo vuoi. Nel Sud, in Italia, Roma, in Oriente, dove vorrai tu. Lì c'è anche un altro mondo. Non vi sono crudeli leggi a perseguirti. Ma non ci volevi andare? Ti voglio raccontare com’è laggiù.»

Gradualmente, Alfredo alza il capo. Un momento di si­len­zio. «E pensavo, Romano, tu fossi mio nemico!»

Nell’animo di Alfredo rifluì la vita. Rientrare nel mondo, in quello da lui sempre desiderato! Ma tutto solo e solingo?

«Ma mio carissimo!», disse Romano e gli prese entrambe le mani. «Tu non puoi sapere, come ho appreso a comportarmi. Ora lo so fare. E ciò malgrado, amo il mondo. Sono cosciente, molti direbbero: meglio morire, ma io ne rido, vivo ed amo la vita –, tu, naturalmente, non potevi saperlo; ma io lo intuivo, volevo metterti alla prova. E vedi, mi è riuscito! Allora, lo vuoi accettare, usciamo? Tutto ti sarà molto strano, all’inizio … Ma dimmi, finalmente anche qui non sei diventato uno straniero? Alla tua età non si è ipocondriaci, non si ha il mondo come nemico. Vuoi?»

Alfredo, un grande sospiro. «Ma … tu?», domandò titu­bante.

«Io? – Se me lo permetti, lo facciamo assieme, andia­moci.»

«Assieme … ! Dunque, non da solo. Sì – però», barbugliò, come se si fosse posto il problema a sapere se potesse accettare cotanta proposta.

«Nessun ma! Se lo vuoi, allora non c'è ma che tenga!»

«Devo abituarmi all’idea.»

«Fai anche il prezioso!» Romano scherzoso. «Ma ora dob­bia­mo suggellare il contratto.» Tenendogli ancora le due mani, lo baciò sulla bocca. Un caldo rifluire di sangue invase il corpo di Alfredo. Si sentì improvvisamente come protetto, che gli fosse stata risparmiata una condanna. Lasciò, come in un sogno, che Romano se lo accomodasse sulle proprie ginocchia.

«Mi perdoni, Alfredo?»

In tutta risposta, Alfredo posò il capo sulla spalla di Romano. Per un momento, sedette quasi sdraiato, e Roman baciò le sue calde guance.

«Povero giovincello! Ti sei proprio molto martoriato! E perché? Perché?» Queste ultime parole se le disse tra se e se, sussurrandole, quasi inudibili. Un colpo di vento traversò le fronde delle acacie. Alfredo, spaventato, si riprese.

«Non è nulla. La natura sussurra. Lei ci capisce. Hai paura dell’uomo? Cambierai, tutto cambierà. Ti sei ritrovato – tro­ve­rai il tuo mondo.»

«Ah Romano, come ti ringrazio! Son proprio stato uno stupido!»

«Ma diamine! Dovevi pur sempre portare un po’ di acqua al tuo mulino.»

Roman era felice di aver finalmente trovato un giovane e conforme amico, visto che in passato ebbe a che intendere le sue tendenze nei confronti di meno degni.

«Alfredo, ora ci apparteniamo, assieme?»

«Sì, – ... ma come la mettiamo con i miei?»

«Sei maggiorenne e della tua vita ne puoi fare quello che vuoi. Non ti servono i soldi; a quelli ci penso io.»

«Vieni!», disse Romano, dopo una pausa. «An­dia­mo! Sia­mo stati in giro parecchio tempo, anche se è volato in fretta. Ma ora, coraggio! Non ti batti da solo contro tutti, contro te stesso. Ora troverai il coraggio di essere allegro quanto lo sono io.»

Ripassarono tra i viali. In cielo, la luna piena e luminosa. Ad Alfredo, quei luoghi a lui noti apparvero come se non li avesse rivisti da un’eternità.

«Ora sei vivo, Alfredo», disse Romano tutto contento e gli prese il braccio con ancor più vigore.

Ora anche Alfredo sorrise.

«E la ‹gentil signorina›, la lascerai un po’ in pace?»

«Gentile? Ah! Questa parola non seppi mai pronunciarla. Mica sono uno schiavo.»

«Sì, mio carissimo, chi ha a che fare con le donne deve imparare a lusingarle, ad umilmente vantarle, altrimenti si viene puniti col disonore, proprio com'è successo a te.»

Risalirono al balcone. Qui c’era Edvige con un signore.

«Ah, ma guarda, il signor Barone! Ed il signor Alfredo!»

«Sì, abbiamo ricuperato quanto ci è mancato da molto tempo: fatto amicizia. Il signor Alfredo mi accompagnerà all’estero.»

«Ah, ecco! …» Edvige era non poco meravigliata. Ai suoi occhi, Alfredo acquistò considerazione. Come mai l’uomo di mondo ha potuto aggregarsi a questo giovane sognatore?!

«Sì, sì, proprio così, gentil signorina. Nevvero, Alfredo?»

«Sì. E ne son proprio molto contento.»

 

PDF dell originale tedesco

Donna dopo donna – Weib um Weib

Ersatz für manches beut der Welt,

für Liebe beut sie nichts.

 

La sostituzione di molte cose offre il mondo, lei offre niente per amore.

August Graf von Platen, Gaselen 133

 

Sinossi: Per la baronessa Nataly von Harder, giovane e bella donna di spirito, vedova da un anno a questa parte, era nuovamente serata di ricevimento. Tra gli ospiti Walter, un professore per il quale il mondo femminile era di poco conto; nessuno sapeva esattamente della sua situazione in famiglia: nessuno voleva credere che non avesse altri interessi che le scienze ed i suoi libri. Nemico del genere femminile? «Niente affatto», contraddisse così la sua padrona di casa, abilissima nell'intrattenere i suoi ospiti. Al rientro, Walter avrà un dubbio: mica si era innamorato … ma a casa a riceverlo c’era Jula la compagna estone, più precisamente la signora professoressa Jula Walter, con la quale conversava in un tedesco talvolta sgrammaticato. Lui, Robert Walter, aveva studiato anche un semestre medicina e sapeva che la salute veniva prima di tutto. Pertanto aveva deciso di sposarsi una sana ragazza di semplici origini che gli avrebbe tenuto casa, e non disturbato nei suoi lavori dedicati alla scienza. L’aveva conosciuta in una spiaggia, era carina, in salute. Per il resto, gli poteva andar bene. Suo padre, un ignorante contadino estone, lei aveva fatto la donna di servizio presso nobili tedeschi e masticava quel tanto di tedesco per capire e farsi capire. L’aveva sposata in lidi dove nessuno conosceva entrambi. Questo era il suo segreto. Altre donne? Tutt’al più in una amicizia pseudo platonica, e chi le conosce? Più uno spreco di tempo che altro. Tranquillo. Ma questa Jula era una barbara, e le incazzature le sfogava su di lei, incapace di comprenderlo, consolarlo, stimolarlo.. Si meravigliava che manco voleva baciarla. Il suo corpo grezzo, il rozzo modo di muoversi gli ricordavano le sue primitive origini. Non l’amava più. La baronessa gli fa sapere dove andrà in vacanza al mare. Lui trova una scusa con Jula per assentarsi: lei non può avere nulla in contrario, visto che ha una tresca con il garzone di un negozio dei dintorni. Robert incontra Nataly, si confessa, chiede perdono. Poi, finalmente, la baronessa diventa Fra Professorin. Altre serate di ricevimenti in casa della baronessa, novella sposa. E tutto ebbe come centro la padrona di casa. Il professore con due mestieri e servo di due padroni, la scienza e la moglie. Lei si lusingava con il convincimento che gli uomini erano lì con il compito di ammirare e glorificare le donne. Aveva avuto la meglio anche sul professore. Ma l’incantesimo durò poco: il poverino, sottoposto ai rimproveri della padrona, si rinchiuse sempre più in sé stesso, consolandosi con le sue ricerche scientifiche. Colpa tutta dello scienziato, se si volesse dar credito all’opinione della baronessa.

Nataly, da sola, si fece un altro soggiorno marittimo. La raggiungerà la novella della dipartita del congiunto. Sul letto di morte troverà il manoscritto del marito con l’annotazione: «La mia opera è completa.» Nataly si mise per una seconda volta in lutto, con eleganza si agghindò con il velo nero, i suoi occhi brillarono umidi di incantevole melancolia.

PDF

 

Sinossi e traduzione Bruno Ferrini

Doppio amore, Novelle dall’Estonia,
copertina della 2a edizione, 1903
Titolo della 1a edizione 1901
Titolo della 2a edizione 1901

Doppio amore, sei novelle

Il giglio bianco – Die weisse Lilie

Arma e Ssilma  – Arma und Ssilma

La dolce vendetta – Die süsse Rache

Quando nevica – Wenn es schneit

Il suo mistero dell'amore – Sein Rätsel der Liebe

Donna dopo donna – Weib um Weib