Elisarion > opera letteraria > Bibliografia di Eduard von Mayer > Menzogna su Goethe > Contraddizioni

La menzogna su Goethe – Contraddizioni del Monismo

I sei punti che riassumono brevemente le contraddizioni del Monismo e che si associano alle menzogne su Goethe di Haeckel, sono singolarmente i seguenti:

I.
La selezione arbitraria nelle scienze naturali

Haeckel 1 afferma Haeckel 2 afferma
I miei oppositori troppo mi onorano quando trattano il Monismo come una mia visione personale e privata. Questa è pertanto l’es­pres­sione della chiara visione del mondo delle moderne scienze naturali. Il nostro Monismo non è né identico con il teorico materialismo che nega lo spirito e dissolve il mondo in una somma di deperiti atomi, né con il materialismo teorico (re­cen­temente denominato da Ostwald quale energetica), che nega la materia ed il mondo e considera meramente il mondo quale un gruppo di ordinate energie o forze naturali immateriali.

Sua eccellenza Haeckel rifiuta dunque l’energetica di Ostwald – dove resta la chiara unità delle scienze naturali?

Haeckel 1 afferma Haeckel 2 afferma
Ci accontentiamo con l’unica importante evidenza, che attualmente il «principio dell’energia» … è riconosciuto da tutti i fisici competenti. L’acuto fondatore della teoria meccanica del calore, Clausius, ha riassunto il più importante contenuto di questa teoria in due principi. Il primo dice «L’energia dell’universo è costante»; rappresenta la metà della nostra legge sulla sostanza, «Il principio dell’energia». Il secondo prin­ci­pio afferma: «L’entropia dell’universo tende ad un massimo»; per noi, questo secondo principio è altrettanto errato quanto è invece corretto il primo.

Sua eccellenza Haeckel nega pertanto la parte osservabile dell’energetica quale sbagliata e ne mantiene che la parte data dalla speculazione scolastica. E questa sarebbe unità?!

Haeckel 1 afferma Haeckel 2 afferma
Non conosco «materia inanimata e grezza» materia senza sensibilità. Il più semplice fenomeno chimico ... il più semplice feno­meno fisico … non sono comprensibile, senza presumere che la capacità della sensibilità e del movimento siano altret­tanto un attributo inscindibile della sos­tanza, come l’espansa materia che riempie lo spazio. Il principio del parallelismo psicofisico di Wilhelm Wundt, secondo il quale «ogni avvenimento psichico corrisponde a feno­meni fisici, entrambi però totalmente indi­pen­denti tra loro e non sono in rapporti casuali … Questa perfetta dualità tra corpo e anima … conosciuta da un rinomato ricercatore naturale, … che prima propug­nava il nostro Monismo».

Sua eccellenza Haeckel vede la manchevolezza del parallelismo psicofisico nella rinuncia alla relazione casuale tra psichico e fisico. Ma quando, secondo lui stesso, non esiste sostanza senza sensibilità, allora accompagna ogni sensazione ad ins­cin­di­bili processi materiali e viceversa: un effetto «casuale» sarebbe pertanto da escludere logicamente. La confusione di sua eccellenza Haeckel consiste nel identificare come un tutt’uno spirito ed energia che logicamente dovrebbe condurre ad una «proprietà elementare di tutti gli atomi», cosa che lui rifiuta esplicitamente.

Appena e dove non garba a von Haeckel, questo esimio ricer­ca­tore lo nega e denomina questo atteggiamento una chiara ed unitaria visione del mondo tramite le scienze naturali.

II.
Evoluzionismo contrario all’energetica e viceversa

Haeckel ha sostenuto il concetto, da biologo della teoria dello sviluppo, che le forme di vita superiori si siano sviluppate dalle inferiori di cui vissero. Il processo del mondo mostra pertanto una crescita di valore.

Ostwald, quale fisico ha sostenuto l’energetica, da cui segue dalle condizioni di lavoro di una macchina (il secondo prin­ci­pio dell’energetica), che ogni fenomeno avviene a costo delle forze libere e pertanto a dipendenza del loro livello e che gioco forza questo livello continua ad abbassarsi. Pertanto il livello complessivo universale tende ininterrottamente a perdere energia utile – un calo irrimediabile. Dal momento della fecondazione fino alla morte, l’energia di un individuo è in continuo calo; dal primo apparire di un essere vivente sulla terra l’energia cellulare è diminuita inesorabilmente fino all’attuale degenerazione della vita; dal primo formarsi del nostro pianeta l’energia è sempre stata in calo, fino alla sua morte; dal primo istante della formazione del nostro cosmo questo ha perso energia fino ad una sua totale immobilità.

La visione unitaria del mondo natural scientifico è pertanto in totale contraddizione: crescita contro eterno degrado – prin­cipi di perfetto dualismo.

Questo eclatante controsenso non è recepito dai signori per­fettamente e scientificamente esatti del Monismo. Il professor Ostwald ci riesce: rimproverano alla vecchia religione, che «non conduce verso alte cime l’umanità, ma la sprofonda», dimenticando da parte sua che la propria energetica è ben più prona a condurre verso il «basso» l’energia complessiva dell’universo e ne diventa la colpa. Il professor Ostwald sa molto bene che «sviluppo» non è una qualsiasi modifica, ma una miglioria e ciò malgrado osa far passare il degrado energetico come positivo apportatore di sviluppo! Facendo passare per stupidi i monisti, se non lui stesso! Il professor Ostwald accentua severamente l’incessante degrado del «poten­ziale di vita» (la tensione vitale individuale) – ma non riesce a vedere la logica conseguenza, per la quale ogni essere umano alla sua maturità sessuale trapassa al nuovo individuo una qualità di vita che è inferiore alla propria – pertanto le generazioni future ne sono inferiori – che dunque in futuro c’è da aspettarsi un costante instupidimento dell’umanità e che in passato era stata pertanto più elevata. La conclusione proto reazionaria: nel passato l’altezza del mondo, tutto il passato era più significativo, ed il futuro di valore inferiore – questo consegue obbligatoriamente alla energetica di Ostwald: a meno che, il massimo venga raggiunto con la morte energetica. Questo è pertanto illogico, con il professor Ostwald che parla (in altrimenti congruo linguaggio) contro lo spreco dell’energia e pone un «imperativo energetico» – in quanto ogni spreco della forza accelera l’obiettivo dello sviluppo – la morte ener­getica del mondo.

Questo tira molla tra evoluzionismo ed energetica, senza chia­rezza, senso e logica, ricorda i versi infantili che dicono:

Era scuro, chiara splendeva la luna,
Silenzio assoluto rumora nella casa
E dalla sorgente da molto tempo esaurita
Acqua limpida scorreva torbida,
Risalì la valle con indolenta rapidità,
E divenne una grossa gocciolina.

Ferro legnoso! – Logica monista!

III.
Autocontraddizioni dei due monismi, sia di Haeckel che di Ostwald

Sua eccellenza Haeckel ha pur sentito la contrapposizione dell’energetica al suo evoluzionismo – «la chiara unità delle scienze naturali nella visione del mondo» e pretende, che il secondo principio dell’energetica sia sospeso. La sua affer­ma­zione, che nello scontro di due corpi freddi la formazione di calore sarebbe un incremento dell’energia, contraddice la teoria di Ostwald, in quanto il temporaneo locale aumento energetico, dopo l’indispensabile raffreddamento, corris­pon­de­rebbe ad un rallentamento, una diminuzione dell’energia delle masse entrate in collisione, che ad una nuova collisione rag­giun­gerebbero che ad un minor sviluppo di calore; e così via fino all’annullamento.

La reale e logica insostenibilità dell’energetica non consiste nella negazione, come da sua eccellenza Haeckel, del secondo principio, validato, come poche realtà scientifiche, dalla dimi­nuzione della forza, ma proprio dal primo principio, quella della conservazione dell’energia che non potrebbe né aumen­tare né diminuire.

 

Ma che è, sopra tutto, l’«energia»?

Con «energia», si denomina qualche cosa di sconosciuto, la cui unica proprietà – per noi – è provocare cambiamenti di stato. La diminuzione di ogni forza che agisce, per il 2. principio che conduce ad una finita e immancabile compensazione assoluta ed all’immobilità, pure del nostro mondo, farebbe far scom­pa­rire la sua unica proprietà, ovvero di provocare cambiamenti e annientare l’energia quale energia. Questo è la prima incon­fu­ta­bile contraddizione dell’energetica.

Inoltre, visto che il degrado energetico si stà svolgendo da tem­pi infiniti, sarebbe già dovuto accadere di tutto ed aver rag­giun­to quell’assoluta immobilità presunta dal secondo prin­ci­pio. Pertanto, quanto sta accadendo in tutti i mondi non è assolutamente compatibile con l’energetica. Questa è il logico secondo inconfutabile controsenso dell’energetica, i cui effetti a ritroso stanno nella associazione di una regola da osser­va­zioni (2) con un dogma scolastico (1).

Ma anche l’evoluzionismo di Haeckel, altrettanto che l’ener­ge­tica di Ostwald, sono esatti se staccati in modo assoluto dal Monismo. Il Monismo esclude ogni sviluppo, anche quello espresso da Haeckel quando dice: « … uno sviluppo con perio­dici cambiamenti di crescita e decrescita, di evoluzione ed involuzione».

* * *

Senza il primo principio dell’energetica, il principio della sos­tan­za di Haeckel, di un costante rinnovo energetico (ener­go­ge­nesi) il sussistere del mondo resterebbe un miracolo. Con l’accettazione dell’energogenesi si unirebbero senza con­t­rad­dirsi il secondo principio energetico – abbandonando lo scolastico-monistico primo principio che sua eccellenza Haeckel vuol da solo conservare, in quanto gli torna comodo.
Ma anche l’evoluzionismo di Haeckel, altrettanto che l’ener­ge­tica di Ostwald, sono esatti se staccati in modo assoluto dal Monismo. Il Monismo esclude ogni sviluppo, anche quello espresso da Haeckel quando dice: « … uno sviluppo con periodici cambiamenti di crescita e decrescita, di evoluzione ed involuzione».

Lasciamo, in onore di sua eccellenza Haeckel, valere quale «svi­luppo», la distruzione, il degrado, lo sfacelo e diventa pertanto logicamente impossibile che un sistema unitario possa contemporaneamente comportare cambiamenti in sensi op­pos­ti.Un cambiamento assolutamente periodico porterebbe ad un rigido dualismo di avversi principi in sequenza dualistica di validità ed irrilevanza relativa. Una modifica assoluta non rappresenta uno sviluppo; ed una forma unitaria assoluta non ha bisogno di svilupparsi e non è in grado di svilupparsi – il quanto alla sua azione non può contrapporsi la benché minima resistenza, ed il singolo momento non ha senso per l’eterna tutt’una sostanza del mondo.

L’evoluzione ha solo un senso esente da frasi da imbroglione, se si considerano forze indipendenti e multiformi che si cont­rappongono tra di loro dovendosi superare. Senza l’individuale energogenesi, come espressa dal Clarismo, entrambe evoluzioni ed energetica sarebbero illogiche, e men che meno teorie uni­ta­rie, ma non altro che confutabili confusioni.

* * *

Energetica ed evoluzione son in un punto unitarie, anche se non chiaramente: nel concetto di legge naturale che rap­pre­senta l’altra faccia positiva del dogma nichilista dell’anti­in­di­vi­dualismo.

Ogni legge naturale vale in eterno, irrinunciabilmente e senza pietà. Ma ciò è un imbroglio.

1.Nulla avviene al di fuori di queste immutabili irri­nun­cia­bili leggi della natura unica.

I fatti dimostrano in continuazione ogni cosa in cam­bia­mento, dunque nel modificarsi delle stesse e sottoposte alle diverse leggi della natura.

Le leggi naturali impongono alle cose stati contrapposti.

Le leggi naturali lottano in contrapposizione tra di loro. L’unicità della natura è frammentata in innumerevoli contrapposte leggi naturali!

Questa è la prima conseguenza illogica del concetto uni­ta­rio di legge naturale.

2.Le leggi della natura sono inesorabili

La vita psichica ha le sue leggi naturali, che non poterono agire prima che esistessero esseri dotati di psiche; la vita organica ha le sue leggi, che non poterono attuarsi che alla presenza di organismi; il mondo dei cristalli con le sue leggi che poterono attuarsi che dopo che l’universo aveva perso il suo stato gassoso dove i cristalli non potevano esistere.

Le inarrestabili leggi sono state pertanto inibite per lung­hissimi tempi nelle loro azioni!

Dov’è che furono nel frattempo parcheggiate queste leggi metafisiche? Questa è la seconda conseguenza illogica del concetto unitario di legge naturale.

3.Le leggi della natura sono inesorabili

I fatti però dimostrano che appena una cosa raggiunge uno stato modificato, questa si oppone con successo alla leggi naturali dello stato precedente. Malgrado l’inesorabilità della legge di gravitazione, i liquidi salgono per forze capillari, le piante crescono verso l’alto – malgrado l’ine­so­ra­bilità delle leggi imposte dall’imitazione, vi sono per­sonalità che si oppongono all’ottusità delle masse.

Le «inesorabili» leggi naturali scompaiono, dal momento che i rapporti di forza permettono nuove esistenze indi­vi­duali.

Questa è la terza conseguenza illogica del concetto unitario di legge naturale.

Questa illogica del concetto di legge naturale ha radici nel tras­ferimento teocratico-socialantropologico della «legge» alla natura. «Leggi» sono regolamentazioni basate su approvazioni e proibizioni ed impongono dei veti punibili ma sono comun­que superabili e restano valide anche in presenza di tras­gres­sioni. Ma una legge della natura non ordina nulla e non comporta proibizioni e per coloro che possono trasgredirla, è in quell’istante semplicemente non valevole. Il senso del non senso di una legge naturale è peculiare: il senso di sot­to­mis­sione delle persone dotate di poca volontà. Persone volenterose riconoscono la necessità naturale di una situazione – ma nei loro desideri, nelle loro volontà riconoscono altrettanto chia­ra­mente nuove situazioni, il sopraggiungere di nuove necessità naturali. Nessuna azione senza causa – questo formale assioma generale non viene recepito dal Monismo, lo comprendono solamente coloro che dominano la natura e ne hanno indi­vi­duato sia l’ineguaglianza che l’imperfezione e che il principio del Clarismo ha riconosciuto nel divenire dei singoli individui.

L’oscurantismo delle leggi della natura adombra anche alcuni Monisti, ed il professor Ostwal dichiara la «Legge naturale» per nient’altro che (quello che è): un intricato concetto di esperienze.

Ostwald non capisce (ancora) che con tale definizione dà l’ad­dio al Monismo. Il pronunciamento banal-pomposo contro il singolo individuo cade come un castello di carte riducendosi al nulla, ed annulla l’affermazione: l’individuo, visto che il tutto segue le leggi della natura, non è esistente e parte di un tutto. Prima di tutto le esperienze basate sul passato hanno un valore per il futuro solamente nel caso in cui non sopravvengano nuovi fattori – dunque mai l’esperienza può contrapporsi al possibile sorgere di nuovi fattori, nuovi valori – in nessun modo l’attuale codice delle presenti esperienze può limitare le ricerche del futuro.

Poi, quale secondo punto, e per di più, la formazione, l’am­piez­za e la precisione del concetto di esperienza dipendono dalla finezza e la ricchezza dell’esperienza – e dalla capacità di chi fa l’esperienza di afferrare la molteciplità nelle sue relazioni. Il concetto di esperienza sarà più limitato e falsato, ed il concetto di «legge naturale» più compromesso, più che esso sarà rist­ret­to da (positivi o negativi) preconcetti (teologici o di scolastica naturologica) dello sperimentatore – più limitazioni si faranno sentire quali impossibilità decisionali naturali e pertanto irrealizzabili. E presso gli scienziati monisti esiste la pre­sug­ges­tione superstiziosa che «una esclusivamente esatta dimos­trabilità possa rendere beati».

 

Ma su cosa si basa la tanto decantata «esattezza»?

Sulla scorta delle matematiche pure ed applicate.

Ma la matematica pura, quella dei calcoli, sviluppa esc­lu­si­va­mente formule a partire da presupposti con valori e si pot­reb­bero trattare anche quali funzioni matematiche l’azione divina come pure l’assoluta esistenza della materia. La matematica pura non decide su domande fondamentali e chi sostiene il contrario non capisce nulla di matematica.

La matematica applicata, quella che si occupa di misure, altret­tanto non si occupa di questioni fondamentali in quanto misu­rare significa: determinare rapporti (dove i portatori dell’ef­fetto di rapporto restano intoccati) – ovvero: confrontare grandezza predefinite, ovvero metterle in relazione con una grandezza predefinita, usare mezzi di misurazione. Ma il metro, quello strumento di misura presuppone:

1.Che qualcuno abbia l’idea di misurare un qualche feno­meno già recepito precedentemente, seppur non misurato, da una qualche personalità d’acume che a persone più rozze apparirà per lo meno bizzarro.

2.Che si riesca a preconfezionare un «sufficientemente» fino istrumento di misura – e «sufficiente» è un concetto che non deve forzatamente essere quanto è ritenuto confacente alla media degli osservatori. L’«esattezza» della misura è tra le fondamentali caratteristiche delle realtà (l’indi­vi­duale energogenesi) troppo, troppo poco esatta. Si, in tutte le misure esatte vi è alla base una contraddizione: la più piccola differenza nella misura, per essere direttamente percepita o registrata, supererà sempre lo strumento uti­lizzato. E quale ultima istanza è pur sempre l’osser­va­tore, ed il suo senso personale senza preconcetti a decidere – non l’esatta formula o la scala.

Dunque: calcolando o misurando, la scienza esatta resta comun­que uno strumento – mai un giudice sovrano. I concetti di esperienza, le leggi naturali delle scienze naturali esatte sono di principio inesatte e ci vuole l’incredibile illogica dei Monisti per blaterare sulla inesorabilità e la generale attitudine delle leggi naturali, sulla scorta dell’arida esperienza – ma è anche parte della loro demagogia di monisti, di dichiarare nel nome di così insensate leggi naturali quali essere irrilevanti ogni credenza personale o ultraterrena. Gli attivi del monismo consistono nell’affidarsi alle confusioni di coloro che, tarpati nel proprio vivere e volere, sperano in un’ultima verità nella generale sottomissione con l’ausilio di dubbie formule.

No, «l’incorruttibile legge della natura Nr. 1», quella dell’ener­getica, non è che un triste concetto d’esperienza da smidollati.

IV.
Contraddizioni endomonistiche

La visione unitaria delle scienze naturali nel monismo è un teatro dell’assurdo «calembour».

1.Cosa sia in assoluto la visione unitaria del Monismo «ancor oggi non lo sappiamo»: lo ammette la stessa sua eccellenza Haeckel. Che essa non sia originata dalla con­sa­pe­vo­lezza, di per sè fenomeno naturale, che si trasforma in un’apparenza che non si svela e si presenta in modo am­biguo. Il – Monismo?

2.Ma anche per il Monsimo, l’unitaria visione del mondo è divisa sulla definizione di cosa si intenda per «unitario».

Lo sdoppiamento è inteso quale tranquilla ma attiva ener­gia o sostanza espansa (materia) e in quella agente (energia) o quale volontà di vita o materia, quale nirvana o spirito.

La precedenza – portata in primo piano quale apparente unità – è vista dai materialisti nella materia, negli intel­let­tualisti invece ha il sopravvento lo spirito, il tutto sulla scorta delle proprie tendenze intellettive; ma la seconda metà viene tacitata quale apparente carattere secondario in quanto scomoda e monisticamente inspiegabile: per i materialisti la forza spirituale individuale che si oppone alla ottusa accettazione di spiriti di massa, per gli intel­let­tua­listi la concreta disposizione nello spazio, per entrambi le individuali aspirazioni ed azioni contro la generalità di comune validità.

3.L’unitarietà assoluta di un mondo tutt’uno si scompone – apparentemente? o realmente? (in ogni caso inspie­ga­bi­lmente per i monisiti, ma comprensibile claristicamente)

in innumerevoli leggi della naturain specie organiche
in elementi chimiciin specie organiche
in forze naturalivortici d’etere,
 cristalli, esseri viventi.

In una moltitudine di forme d’esistenza in lite fra di loro, an­che se in forza alla unitarietà, dovrebbero andare d’accordo. Il Monismo non è dunque che non unitario – è l’esatta imma­gine di una realtà lacerata dal caos.

Il professor Ostwald si esprime sostenendo che il Monismo non rappresenti affatto un mondo tutt’uno – il Monismo non sa­reb­be che una «metodica di ricerca» e tenda a trovare «unità» tra vita e pensiero. Ma questa «unità» è senza contenuto mate­ma­tico: innumerevoli asceti e fanatici hanno trovato il modo di mettere d’accordo la loro vita con i propri convincimenti; questa «unità» non è pertanto una visione del mondo ma bensì etica dalle più diverse premesse. Inoltre: per il professor Ostwald il «metodo» può rappresentare un contenuto di vita, ma non si rende chiaramente conto che i Monisti, che lo hanno tanto osannato ad Amburgo, erano convinti di percepire non tanto questa metodica ma il credo in un tutt’uno impersonale esplicitato in realtà dal professor Ostwald nella sua lotta contro la singolarità. E se è comprensibile che da una con­t­rap­posta credenza combattente l’immortalità e Dio – sia essa illecita e non scientifica, sia possibile liquidarla in nome di una mera «metodica», come se fosse così pertanto «confutata».

Confusione su tutta la linea! Parole, parole, parole, veicolate dal Monismo che, come ammesso anche dal professor Ostwald, sono scevre da alcun significato, parole appunto. E si può pertanto anche dire che quanto c’è di buono e fruttuoso nei pensieri dei libri monisti non è monista ma quanto invece vi è esplicitato di monista non è buono, non chiaro, sterile.

V.
Il Monismo in contraddizione con i fatti

Haeckel afferm: «Anche noi umani non siamo che una forma di sviluppo in transizione della sostanza eterna, forme individuali con apparenza di materia ed energia di cui comprendiamo la nullità quando le contrapponiamo allo spazio infinito e all’eter­nità del tempo».

La questione decisiva che il Monismo non affronta che con vuoto di fraseggi è la seguente:

1.Com’è possibile che nel bel mezzo di uno spazio infinito si possa formare uno spazio compreso individualmente – un singolo – un individuo agente, quando un tutt’uno incon­tras­tato e omogeneo riempie lo spazio infinito. Com’è pertanto possibile una differenziazione di questo tutt’uno?

Sua eccellenza Haeckel permette ad una sostanza infini­ta­mente in espansione che vi agisca – in contrapposizione – un fattore addensante sotto forma di centri «piccole par­ti­celle individuali di una sostanza universale». Ma se vi fosse presente in questo universo in espansione una tendenza addensante, da questo dualismo dovrebbe crearsi una unitaria forma solitaria di condensazione – centri di condensazione «individuali» possono nascere es­clu­si­va­mente, che nel caso esistessero ed agissero molte tendenze individuali locali e differenziate.

Nessun effetto senza azione, il fondamento di ogni ricerca; da cui segue inequivocabilmente: senza una differen­zia­zione spaziale primaria non può esistere una diffe­ren­zia­zione spaziale delle masse – nemmeno in apparenza, in quanto l’efficacia di un tutt’uno vi si opporrebbe.

2.Come sarebbe possibile un «avvenimento» dopo un tempo infinito? – una prestazione individuale, un’azione indi­vi­duale, visto che il tutt’uno dovrebbe aver già assolto in piena libertà e nell’eternità qualsiasi cosa. Com’è addi­rit­tu­ra possibile una dif­fe­ren­zia­zione temporale del tutt’uno?

Il fondamento di ogni ricerca: senza causa, nessun effetto – senza diverse cause, nessun diverso effetto; da cui segue ine­qui­vo­ca­bilmente: senza serie di sviluppo differenziate nel tempo – senza operatori con il proprio tempo di sviluppo, non è possibile una differenziazione temporale degli avvenimenti – nemmeno in apparenza, in quanto nel tutt’uno, illimitato nella sua azione, non ci sarebbero in alcun momento remore nel loro comportamento.

La spiegazione secondo Kant: Spazio e tempo sarebbero uni­ca­mente forme di apparenze – non toglie in alcun modo queste difficoltà, le impossibilità di un Monismo anti-individuale, in quanto stando alla logica Kantiana potrebbe al più darsi una assolutamente uniforme differenziazione spaziale e temporale escludendo l’immane differenziazione individuale di gruppi spaziali e ritmi temporali. Principalmente però la teoria di Kant è in assoluto anti-individuale, ma comunque dualistica. Salvo che il «Monismo» voglia basarsi sulla ambiguità di un mondo trascendentale ed anche empirico – combinando due concetti incomprensibilmente incompatibili tra di loro, tra essere ed apparenza della «cosa di per sè»? Illogico e confuso a sufficienza.

Il Monismo con la negazione della individualità degli esseri – l’attiva singolarità, come il Clarismo conosce e riconosce – si allontana dal primo principio della ricerca e della scienza, dalla casualità che tanto blatera in un vuoto bla bla. E questa sa­reb­be la nitida, esatta scienza naturale?

VI.
La prassi monista contrapposta alla teoria

Spiacevole nella pratica monista è indubbiamente la con­fu­sione, il predominio della chiacchiera, definita da una «scien­ti­fi­camente dimostrata visione unitaria del mondo» propalata in ambienti sempre più vasti;

spiacevole è la sistematica chiusura, attuata dai Monisti secon­do ricette medioevali e dispotiche, con le quali si oppon­gono a chi non la pensi come loro.

Ma al di là di questo, la pratica monistica è infinitamente meglio della sua teoria e qui vale il contrario del detto »seguite le nostre azioni, non le nostre parole».

Piacevole il fatto di poter constatare come monisti pedagoghi riformisti si danno da fare per un uniforme sviluppo della vita somatica e spirituale; piacevole il fatto di risvegliare in modo crescente da parte monistica il piacere della natura; piacevole quando i Monisti si oppongono alla decadenza della politica.

Ma queste attività piacevoli avvengono in piena contraddizione con la teoria monistica, in quanto ogni tendenza a riforme dimostra insufficienze nella situazione sociale e della natura, che dovrebbero essere la conseguenza della presupposta unitarietà del mondo. Ogni tendenza a riforme testimonia che la natura è imperfetta e soggetta a deperimento – in contrasto con il credo Monista.

Cultura? Civiltà? Diritto? Educazione? Ma a che pro? Visto che tutto in questo mondo sarebbe, da tempi infiniti, perfetto.

Se l’individuo è senza presenza e la comunità lo rappresenta – il singolo deve sottomettersi alla massa e accontentarsi del servito oppure ottusamente collaborare ai rivoltamenti delle masse.

Se le leggi della natura agiscono dall’eterno passato, esse rappresentano una strenua difesa del passato.

Se le vicende del mondo si trovano in eterno degrado, allora le stupide superstizioni, le abominevoli vicende clericali del passato, sarebbero da preferire ai moderni aneliti di libertà.

Le forme di repressione socialiste o le reazionarie espressioni di dominazione rappresentano l’unica logica politica monista.

Se tutto avviene quale imposizione inesorabile della natura – che senso ha una educazione, poco importa secondo vecchi o nuovi caratteri. L’etica monista è una frase vuota. Quando il monista Drews dice: «Una giustificazione puramente scien­ti­fica dell’etica è impossibile, in quanto questa dovrebbe basarsi sul riconoscimento oggettivo di scopi nell’esistenza e la scienza naturale si occupa esclusivamente dei meccanismi della natura» – e ciò vale anche per l’intellettualismo monista: lo «scopo oggettivo» è dato per sempre dall’eternamente perfetto mondo tutt’uno, dunque nel passato, non nel futuro e viene rappre­sentato dal presente contingente; ogni presente, quale conseguenza monista, è assolutamente nel giusto e pertanto ogni adeguamento «etico» individuale nella comunità rappre­senta che uno stato d’animo soggettivo, una tendenza «im­mo­rale» e l’azione di un brutale egoista in nulla superiore – entrambe sono assolutamente necessarie espressioni di un mondo sovrano e perfetto che ama mostrarsi così contro­pro­du­cente e caotico.

Sì, la conseguenza monista induce un’etica che rappresenta l’assoluta fedele immagine del caos.

Vuoi il «tutt’uno che è in te» asservirti ed instupidirti, seguilo;

vuoi creare gruppi d’azione, seguilo;

vuoi distruggere anarchicamente la vita comunitaria, seguilo: è tutto, unico.

Vuoi sfruttare il «tutt’uno in te» a costo di sangue e sudore non tuoi, impigrirti, uccidere, rapinare e rubare, seguilo;

vuoi che sia abile ed arzillo, coraggioso e pronto al sacrificio, seguilo;

vuoi che si lasci sfruttare da schiavo, seguilo, è comunque tutto, unico.

Vuoi che il mondo «tutt’uno in te» sgomberi confusi errori e diavoli dalle sette corna, seguilo;

vuoi avere una visione nitida, pensare ed agire chiaramente, seguilo;

vuoi costringerti alla menzogna spirituale, seguilo;

vuoi l’illogico, seguilo;

vuoi il logico, seguilo;

vuoi essere inconseguente e negare assieme a sua eccellenza Haeckel la storia naturale della sessualità del mammifero uomo, tanto per cambiare, considerarla «lordamento della fantasia infantile dalle sporche storie ed immorali racconti» o il vecchio testamento, segui questa lunatica esistenza: è per­tanto tutto, uno.

Vuoi che il «mondo in te» asservi l’uomo al più triste asce­tis­mo, seguilo;

vuoi liberamente con misura goderti la vita, seguilo;

vuoi che stupri, seguilo: è comunque tutto – uno,

sempre che il Monismo sia nel giusto.

* * *

Ma no, mille volte no! Il Monismo non è nel giusto, e dalla sua non stanno né il buon senso, né la logica, né i fatti, né il senso dell’eroico. La natura non é perfetta, ma un caos di singoli in lotta – non sono le leggi della natura a schiavizzare il singolo al passato, ma è la propria volontà che domina e supera le neces­sità passate della natura. Esclusivamente dal singolo attivo, come lo riconosce il Clarismo, scorrono sviluppo, libertà e gioia – solamente il credo claristico che riconosce caos e Dio pri­mi­genio uno accanto all’altro, il politeismo dualistico,

è la chiara visione unitaria del mondo,

che rende giustizia ad ogni cosa, giustizia ad ogni sentimento, ad ogni più severa pretesa di verità ed è risposta ad virile bisogno.

Il Clarismo, che può dedurre dalla pienamente compresa realtà il più ricco compendio di prove dai fatti, si riconosce quale fede; lascia al «nitido» Monismo il contraddirsi:

Haeckel 1 afferma Haeckel 2 afferma
Visto che Cristo non conobbe l’amore di una donna, gli fu estranea quella nobilitazione della vera natura umana. Gesù … questa gloriosa figura ideale del credo nella Trinità … un nobile uomo dalla più alta perfezione morale.
Cristianità dogmatica … un variopinto caro­sello di favole orientali … che alla luce del puro buon senso appaiono essere impossi­bili. Questo costrutto dogmatico è crollato nel corso del XIX. Secolo. Anche i costrutti più fantasiosi hanno il più alto senso … Dobbiamo loro le più gloriose creazioni dello spirito umano: e per i nostri sentimenti, questo modo ideale rappresenta una inesauribile sorgente di edificazione e consolazione, nel mezzo della nostra vita reale.

Dunque; imperfetta, come ammette il capo dei monisti, l’au­ten­tica vita del figlio del tutt’uno, e favole menzognere vengono proposte ad edificazione e consolazione. Pertanto la bancarotta morale del «preciso credere nella ragione» viene ammessa. Se i miti cristiani o di altra origine sono motivo di consolazione, essi rappresentano pertanto una loro verità indispensabile all’uomo, seppur impossibili da dimostrare o da trovare in modo «esatto». La pretesa di una «dimostrazione» basa su due pilastri: la storiella dualistica di una oggettività libera da qual­siasi riferimento di vita personale comunque rilevabile dalla coscienza; e sulla favola monistica dell’uguaglianza – della stessa coscienza, dello stesso grado di convincimento di tutte le personalità. Una oggettività così libera dai soggetti ed una scienza senza premesse non hanno modo di esistere, esat­ta­mente come l’uguaglianza tra singoli individui di diversa maturità. La verità non vien dimostrata ma vissuta, da ognuno personalmente e sempre più approfonditamente ed in modo vivo, anche senza l’apparente esattezza di esperienze bilanciate e generalizzazioni scolastiche. Esatto? – tutto il Monismo rappresenta una cerchia di favole, senza consolazione ed alcun valore per una forza nazionale.

Traduzione Bruno Ferrini

 

ritorno / continua