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Elisàr von Kupffer, 1872–1942

Nato ‹baltico› ma di stirpe tedesca e morto ‹ticinese›, come afferma il fedele compagno Eduard von Mayer. Poche ma interessanti sono le testimonianze dirette che si possono ancora raccogliere: un uomo signorile, fors'anche altero, un ‹tedesco›, mento alto, occhi quasi stralunati di chi crede di avere una verità da divulgare, una missione da compiere. Colto, plurilingue, allo stesso tempo passionale e ascetico – con il compagno von Mayer faceva il bagno nel lago tutti i giorni, anche d'inverno! –, una personalità forte mi spezzata dall'insuccesso nel campo artistico, un filosofo messianico ma con pochi proseliti, un animo generoso di sentimenti ma con una natura omoerotica in continuo contrasto con una società allora intollerante e repressiva, uno spirito schietto che deve nascondersi e mentire durante tutta li sua esistenza. Un uomo con istinti fortissimi che si trasfigura e si purifica in una poesia elegiaca e in una pittura pervasa da figure completamente in pace con se stesse.

Per quanto riguarda la sui biografia possiamo affidarci al suo libro Aus einem wahrhaften Leben e alle diverse note del von Mayer.

Nato il 7 febbraio 1872 a Sophiental in Estonia, viene battezzato con un nome che non può non influenzare un'intera esistenza: Elisàr, etimologicamente un derivato da elisio, paradiso. La famiglia appartiene alla piccola nobiltà della minoranza tedesco, sempre in ansia per le sorti della grande e potente nazione vicina, la Russia zarista e più tardi bolscevica. L'infanzia è trascorsa per lunghi periodi a letto: di salute malferma il bambino è spesso lasciato solo e ciò lo rende riflessivo e sognatore, ma peggiora allo stesso tempo la sua labilità psichica latente. L'ambiente intellettuale in casa è sicuramente ottimo e a nove anni inizia a scrivere le prime poesie. Contemporaneamente si cimenta con una prima pièce scenica: il teatro gli fa nascere molti sogni e speranze ma, come vedremo più tardi, sarà la fonte di cocenti sconfitte e delusioni.

L'odio-amore per il padre viene più volte esternato in diversi modi, per esempio chiamandolo ‹il marito› dell'amatissima madre, oppure tentando di giustificare una propria ambiguità e instabilità di carattere con il fatto che il genitore era un oppiomane. A volte parla della ‹maledizione della procreazione› e delle ‹ingiustizie naturali dell'ereditarietà›, altre volte invece confessa dei sentimenti di ammi­razione per lo studioso – il genitore era medico con ambizioni scientifiche – e filosofo dilettante – aveva pubblicato un libro che seppe influenzare non poco il figlio adolescente.

Dopo aver frequentato una parte del liceo nella vicina Reval, prosegue gli studi a San Pietroburgo dove incontra Eduard von Mayer. I due, reduci di delusioni amorose casualmente identiche, diventeranno inseparabili compagni fino alla morte.

Un'insofferenza verso la scuola in generale, vicissitudini familiari e problemi di salute causeranno un continuo cambiamento di facoltà e il raggiungimento di nessun titolo accademico « … la lotteria degli esami … ». Dapprima segue i corsi di lingue orientali poi quelli di giurisprudenza, infine si iscrive all'Accademia di pittura a Berlino. I suoi molteplici interessi e Il suo spiccato talento letterario sono in continuo conflitto con la rigidità scolastica: a poco a poco abbandonerà gli atenei per le biblioteche e I teatri, l'Accademia per le pinacoteche e le chiese, lo studio sedentario con le esperienze di molteplici viaggi.

Quando aveva da poco compiuti i 21 anni muore la madre, il padre la seguirà tre anni più tardi lasciando il figlio senza alcun sostegno finanziario. Da quel momento sarà l'amico von Mayer che risolverà ogni problema di questo genere.

Monaco « … per conoscere il mondo cattolico e la sui storica», Berlino « … per proseguire i nostri studi», Halle « ... per accompagnare Eduard che stava preparando il dottorato in filosofia», sono le tappe germaniche fra il 1894 e il 1897, interrotte da alcuni viaggi in Svizzera (non ancora in Ticino). Nel 1897 i due amici compiono il loro primo viaggio attraverso l'Italia fino in Sicilia: Firenze, Roma, Napoli, Capri, Pompei, Siracusa, Taormina.

Le frustrazioni letterarie facilitano la decisione di abbandonare, dapprima saltua­riamente poi definitivamente, la Germania: nessuno dei lavori teatrali scritti fino a quel momento raggiunge la soglia della première. Tematiche discutibili e scottanti, intrighi, cambiamenti repentini delle diverse situazioni politiche, forse anche una serie di sfortunate coincidenze fanno fallire ciò che sta più a cuore a un giovane e ambizioso autore drammatico: vedere rappresentate le proprie opere. 

Gli ultimi anni del vecchio e i primi del nuovo secolo sono trascorsi, sempre con interruzioni, a Berlino. Qui, sull'onda dell'iniziata emancipazione omosessuale, scrive un'antologia di testi omoerotici – la prima dei genere – che farà scalpore e verrà anche temporaneamente sequestrata. In questo periodo vengono pure gettate le basi per una nuova filosofia – il Clarismo –, che sarà codificato alcuni anni dopo nelle pubblicazioni: Ein Neuer Flug und eine Heilige Burg, Was soll uns der Klarismus?, Der Unbekannte Gott.

Il secondo viaggio in Italia è quello che s'i concluderà con un lungo soggiorno a Firenze: dal 1902 di 1915.

Nel 1915 l'ostilità antigermanica lo obbliga a trovare rifugio in Svizzera: a Lugano, a Losanna, a Zurigo e in alcuni centri termali per lenire i ricorrenti problemi di salute – asma, cuore, depressioni. Finalmente giunge a Muralto dove affitta in via San Gottardo un appartamento nel quale risiederà fino al 1927, anno nel quale effettua l'ultimo trasloco, in via Rinaldo Simmen a Minusio.

La costruzione di una casa d'abitazione – santuario è il coronamento di alcuni sogni:

  • quello avuto sin da ragazzo di poter vivere ai bordi del Lago Maggiore, 
  • la realizzazione, anche se molto ridimensionata, di una rocca («Burg») per il Clarismo,
  • dopo più di trent'anni di frenetici spostamenti, aver trovato un luogo di pace per trascorrere l'ultima parte della propria esistenza.

La Pace del luogo non è però sufficiente per crearne automaticamente una interiore. L'acquisita cittadinanza svizzera non migliora la triste realtà dell'esule e la lontananza dai centri culturali europei è solo in parte mitigata da intensi scambi epistolari, documentati da interessanti carteggi.

L'unica terapia efficace è la meditazione e il lavoro: nascono in questo periodo parecchie opere pittoriche e letterarie importanti.

Negli ultimissimi anni, dopo aver avuto la consolazione di vedere ultimata la Rotonda (1939) che offriva finalmente una collocazione adeguata alla sua grande opera pittorica Il Chiaro Mondo dei Beati, Elisarion ritorna sul suo Neuer Flug, il libro con il quale aveva iniziato d promulgare la sua teoria filosofica. Forse sentendo vicina la sua fine vuole rimaneggiare, attualizzare, correggere quanto aveva scritto in quasi mezzo secolo e riesce i ultimare quello che sarà il suo testamento e l'ultima versione del suo messaggio: Heldische Sicht und froher Glaube. Il libro apparirà meno di un anno dopo ld sua morte, avvenuta il 31 ottobre 1942 a 70 anni compiuti « … ma con spirito e sentimenti ancor pieni di vitalità giovanile. Anche il corpo non tradiva la sua età, ma il cuore, il ‹motore›, era consumato: dopo decenni di lotte, preoccupazioni, sacrifici e pene.» (E.v.M. nella prefazione).

 

Graziano Mandozzi

Elisàr von Kupffer, autoritratto
Elisàr von Kupffer, 1902

«Lieblingminne und Freundesliebe
in der Weltliteratur
»

La prefazione di Elisàr von Kupffer

Elisàr von Kupffer
Elisàr von Kupffer